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«Finitela con l’odio» e il web impazzisce

di Gian Mario Sias
«Finitela con l’odio» e il web impazzisce

ALGHERO. «Smettete di usare la povertà altrui per spargere odio mentre progettate le vacanze». In questi giorni Francesca Iacono ha un esame. Studia Psicologia a Padova. Ha 22 anni ed è algherese. È...

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ALGHERO. «Smettete di usare la povertà altrui per spargere odio mentre progettate le vacanze». In questi giorni Francesca Iacono ha un esame. Studia Psicologia a Padova. Ha 22 anni ed è algherese. È giovane ma in tema di dignità, diritti e amor proprio ha molto da insegnare. Quella frase, brutale e diretta, è la conclusione di un post su facebook che ha fatto il giro della rete. Una lezione che l’aspirante psicologa ha impartito a una platea impazzita di internauti: in quattro giorni ha raccolto 34.920 mi piace, 664 commenti e 13.191 condivisioni, ma il contatore del consenso virtuale è in continuo avanzamento.

Certi numeri non li immaginava. Cercata con ogni contatto disponibile, non commenta. Con garbo e pudore, non lo fa neanche tramite un suo amico. La sensazione è che non gradisca l’attenzione, come se preferisse tornare alla sua quotidianità da studentessa fuori sede. Ma è clamoroso che una riflessione di una giovane di 22 anni - sebbene originale per il contenuto, la forma e la sincerità - abbia provocato una simile attenzione, dividendo il popolo del web. Francesca ha scritto che è cresciuta tra mille difficoltà materiali, che conosce la povertà ma non si sente minacciata dai profughi, dai richiedenti asilo, dai rom, dai sinti e dagli immigrati in genere. E chiede a un Paese a corto di idee e di parole di non utilizzare quelli come lei, che non ha vergogna di usare la parola “povertà”, per alimentare odio e rabbia.

Il post su facebook l’ha pubblicato all’una del mattino di sabato 18 luglio. Correndo il rischio di essere banali, si può sottolineare che a quell’ora - di venerdì notte, in piena estate - chissà a cosa pensavano i coetanei di Francesca, che invece si sfogava per l’ennesima giornata di luoghi comuni sul tema dell’immigrazione. «La mia famiglia è più povera della maggior parte di quelle dei miei contatti», attacca la studentessa, e inizia un racconto straordinario, senza autocompatimento né rabbia.

La povertà della sua famiglia, ad Alghero, la definisce «normale e gestibile». Merito dei genitori, «non me l’hanno mai fatta vivere come una condanna, una tragedia». Un elenco di cose che sa da bambina, «domanda per la casa popolare, esenzione dal ticket, “mamma guarda che ho beccato l’annuncio di un’assistenza per un allettato, un’ora il pomeriggio. Ti interessa?”, domanda regionale per il rimborso dell’affitto, corsi Oss della Regione a Sassari? E la benzina chi se la può permettere?», e via scrivendo.

«La parola “usucapione” a casa mia suona più celestiale e irraggiungibile di tutte – racconta Francesca – è una delle prime parole dei grandi che ho imparato».

La premessa, disarmante, finisce più o meno qui. E inizia la lezione. «Sono un’italiana che vive al di sotto della soglia di povertà, ma i migranti non mi stanno togliendo il pane di bocca, le popolazioni rom e sinti non hanno più diritti di me, non sono arrabbiata con i rifugiati né penso che le difficoltà della mia famiglia siano lontanamente paragonabili alle loro», dice in un ideale dialogo con chi ha abboccato alla linea dell’insofferenza verso gli stranieri. «Siete voi razzisti, credete a ogni minchiata, siete di un’ignoranza e di una cecità crassa», gli dice. Ma almeno non siatelo in nome di quelli come Francesca, chiede lei stessa. «Smettete di usare la povertà altrui». Tutto qui. E per il web diventa un’eroina.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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