La Nuova Sardegna

Sassari

In biblioteca “Sassari Sera” in digitale

di Antonio Meloni
In biblioteca “Sassari Sera” in digitale

Il periodico diretto da Pino Careddu ha raccontato la politica e la cultura cittadina dagli anni Sessanta ai primi del 2000

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SASSARI. Quarantotto anni di cronache puntuali e graffianti per raccontare in prima linea, e senza giri di parole, i fatti più importanti di Sassari: dalla politica all’attualità dalla cultura all’economia.

Rileggendo le pagine del periodico Sassari Sera, fondato e diretto dal compianto Pino Careddu, si può ricostruire la temperie storica e culturale del lungo periodo a cavallo fra gli anni Sessanta e i primi del Duemila. Questo importante patrimonio ora è accessibile a tutti grazie al protocollo d’intesa siglato tra la Fondazione che porta il nome della testata e il Comune di Sassari. In virtù dell’accordo, formalizzato martedì scorso nella biblioteca comunale, dal sindaco Nicola Sanna e da Marco Tarantola, presidente della Fondazione Sassari Sera, il ponderoso materiale cartaceo custodito gelosamente in una stanza di Villa Mimosa, sede di Confindustria, sarà presto trasferito nelle sale di lettura di Palazzo d’Usini, in piazza Tola. Sarà a disposizione di tutti coloro che, per studio o diletto, vorranno cimentarsi nella lettura di questo singolare periodico che fino a qualche anno fa ha caratterizzato tanta parte del dibattito politico e culturale. Non è tutto. Tramite un collegamento internet, dai terminali della biblioteca si potrà accedere al portale allestito dalla Fondazione dove è stata caricata, in digitale, l’intera collezione del giornale debitamente scansionata grazie al prezioso contributo della società Numera.

Un progetto studiato nel dettaglio con il triplice obiettivo, come ha evidenziato Marco Tarantola, «di ricordare la figura di Pino Careddu, salvaguardare definitivamente la collezione del periodico e promuoverne la conoscenza». Nell’era digitale, i ragazzi, più avvezzi a tablet e smartphone, rimangono forse un po’ perplessi a sentire il nome di questa testata dal gusto un po’ retrò. Eppure, fino a qualche anno fa, l’uscita di Sassari Sera era vissuta con un certo patema d’animo soprattutto dagli esponenti della classe politica oggetto delle cronache, spesso irriverenti, del direttore Pino Careddu. Il progetto, voluto fortemente dalla Fondazione che porta il nome del giornale, ha una storia e dei protagonisti. L’esigenza di trasformare in bit l’intera collezione matura con la scomparsa, sette anni fa, del fondatore e direttore Pino Careddu.

Così, il fondo cartaceo, raccolto in 48 volumi, uno per anno, dal 1960 al 2008, viene affidato, in comodato gratuito provvisorio, dall’avvocato Aldo Careddu, figlio del compianto giornalista, a Marco Tarantola, allora direttore di Confindustria. Di lì a poco nascerà la Fondazione e il varo del progetto concluso nei giorni scorsi.

Sette giovani laureati in archivistica, guidati da Angelo Ammirati, già direttore dell’Archivio di stato, lavorano alacremente per scansionare 571 fascicoli e 9.450 pagine che compongono la collezione pubblicata ininterrottamente dal 13 febbraio del 1960 al 31 gennaio del 2008. Numeri impreziositi dalle vignette del pubblicitario Gavino Sanna, presente martedì sera alla firma del protocollo d’intesa con il Comune.

Dello stesso periodo, la creazione del portale, l’istituzione del premio giornalistico nazionale dedicato a Pino Careddu (già alla settima edizione) e l’avvio di un’intensa pubblicistica dedicata all’attività del periodico e del suo direttore-fondatore. Oltre che all’impegno della Fondazione e al supporto di Numera, il buon esito dell’iniziativa è il risultato di un lavoro di squadra a cui hanno preso parte il Comune e l’Università, Confindustria e la biblioteca universitaria, l’Archivio di Stato e l’Archivio storico di Palazzo ducale.

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