Rifiuti pericolosi, indagati tre dirigenti di Syndial

Le ipotesi di reato: disastro ambientale e attività di gestione di discarica abusiva. La decisione dopo i blitz dei Noe nell’area con le palte fosfatiche e a Minciaredda

SASSARI. Un cumulo di palte fosfatiche a cielo aperto e in completo stato di abbandono «costituito in parte da radionuclidi naturali che possono provocare un aumento significativo dell’esposizione alle radiazioni ionizzanti sul pubblico ed eventualmente sui lavoratori, generando il rischio di esposizioni prolungate, senza la delimitazione dell’area interessata, l’istituzione di un dispositivo di sorveglianza delle esposizioni, l’attuazione di interventi adeguati e la regolamentazione dell’accesso alle aree delimitate».

Sono alcune delle accuse ipotizzate dal pubblico ministero Mario Leo a carico dei tre dirigenti Syndial Gianluca d’Aquila, 44 anni, ingegnere, Luigi Volpe, 56 anni, procuratore speciale, e Francesco Misuraca, 50 anni, procuratore della stessa società. Tutti sono stati iscritti nel registro degli indagati con ipotesi di reato provvisorie che vanno dal disastro ambientale alla gestione di rifiuti non autorizzati e alla discarica di rifiuti pericolosi.

l primo blitz dei Noe. Nel settore C dell’ex stabilimento Petrolchimico Syndial di Porto Torres c’è un’area di circa quattro ettari dove sono stoccate le palte fosfatiche (residui di lavorazione delle fosforiti derivanti dalla produzione di acido solforico). Lo scorso 31 giugno quella porzione di terreno contaminata è stata messa sotto sequestro dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Sassari che hanno eseguito una «misura cautelare reale» emessa dal gip Antonello Spanu su richiesta del sostituto procuratore Mario Leo. L’attività investigativa dei carabinieri del Noe, guidati dal maggiore Umberto Rivetti, era partita dopo un controllo degli agenti del Corpo forestale e di vigilanza ambientale. La Procura aveva disposto un approfondimento che si era concluso con il rapporto dettagliato di una situazione molto preoccupante e una serie di rischi ipotizzati per l’incolumità pubblica.

Il secondo procedimento penale. A distanza di una settimana sempre i carabinieri del Noe avevano sequestrato la discarica di Minciaredda, la cosiddetta collina dei veleni all’interno del petrolchimico di Porto Torres. Questa volta il provvedimento era stato sollecitato dal pm Emanuela Greco. Gli indagati sono sempre gli stessi: D’Aquila, Volpe, Misuraca. Così come sono le stesse le ipotesi di reato contestate. Il pm parla anche in questo caso di una discarica «non autorizzata caratterizzata da rifiuti speciali anche pericolosi di origine industriale, privi di copertura e di alcuna opera di regimazione idraulica delle acque meteoriche e di percolazione con conseguente elevata contaminazione delle acque sotterranee da alifatici clorurati, metalli pesanti, solventi aromatici, idrocarburi totali».
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