Sei case cantoniere occupate da abusivi

Le strutture dell’Anas ormai abbandonate da decenni stanno diventando il rifugio di rom e famiglie di senzatetto

SASSARI. Le ultime due occupazioni risalgono a due settimane fa: casa cantoniera di Pedras de Fogu e casa cantoniera di Campo Mela. Non sono sicuramente degli alberghi a quattro stelle, ma senza dubbio più accoglienti e confortevoli del campo rom di Porto Torres. E infatti le famiglie nomadi che hanno eletto le villette griffate Anas sono soddisfate del nuovo domicilio last minute. L’acqua c’è, la luce per ora no, ma l’ingegno è pieno di risorse. A Pedras de Fogu ci sono marito e moglie con 5 figli, a Campo Mela due famiglie numerose, per un totale di quasi 15 inquilini. I metri quadri non mancano, in questi edifici abbandonati e decadenti, e, assieme al panorama sono l’unico vero lusso.

Ma con l’impegno, e quando i residenti decidono di mettere radici, queste strutture possono diventare decisamente più accoglienti. Per ora, nel centro manutentorio di Sassari, le case cantoniere occupate sono in tutto sei. Oltre alle due già citate si aggiungono quella di Caniga, sulla 127 bis, e sulla stessa arteria anche quella di Rudas. Sempre in zona Alghero, sulla 127 c’è la casa cantoniera di Porto Conte, e infine sulla 131 all’ingresso di Porto Torres c’è quella di Li Pidriazzi. In questi casi gli occupanti abusivi non sono rom, ma famiglie disagiate rimaste senza un tetto che si sono dovute arrangiare.

I numeri. In verità l’Anas ha un’ottantina di presìdi disseminati nel territorio del Sassarese. Di queste la metà continuano ad essere operative, cioè abitate e utilizzate dal personale che si occupa della manutenzione delle strade. Al loro interno vengono custoditi i mezzi e le attrezzature. Fino a qualche decennio fa tutte erano la residenza del cantoniere, una figura professionale che si prendeva cura del "cantone", un tratto di strada di 4-5 chilometri. Ma nel corso degli anni Ottanta, per eccessivi costi, ne sono state dismesse numerose. Poi, nel 2001, c’è stato il processo di declassificazione di tante strade statali e ne sono state dismesse altre ancora: alcune sono state semplicemente chiuse, altre sono invece passate agli enti regionali o provinciali. Alcune sono utilizzate come appoggio logistico, ma buona parte sono abbandonate al loro destino e sono ormai formato rudere.

Alienazioni. Da anni si parla di un piano di dismissione e vendita delle case cantoniere in disuso: per l’Anas sarebbe una possibilità di fare cassa e incamerare risorse. L’ente aveva anche incaricato un geometra per un censimento e un dossier che documentasse le condizioni degli immobili e l’eventuale valore di mercato. Per alcuni edifici il prezzo potrebbe essere molto elevato, considerata la posizione vista mare e tenuto conto della cubatura e delle porzioni molto ampie di terreno circostante. Alcune case cantoniere, compresa quella di Perdas De Fogu sulla strada per Castelsardo, se generosamente ristrutturate potrebbero trasformarsi in una piccola reggia. In ogni modo la cessione ai privati per ora resta una prospettiva remota, perché di quel piano di alienazione alla fine è rimasto nel cassetto delle buone intenzioni.

Il caso di Porto Conte. E allora c’è chi non ha voluto aspettare la lentezza della burocrazia e ha preferito anticipare i tempi. La famiglia Piu, marito moglie e due figli, nel 2006 erano rimasti senza lavoro e senza la possibilità di pagare un affitto. Così avevano occupato la casa cantoniera di Porto Conte e l’avevano ristrutturata e resa confortevole e abitabile. Qualche anno dopo però l’Anas ha intimato lo sfratto agli abusivi, in quanto occupanti un bene demaniale. La vicenda è finita sulle scrivanie del Tar, e i giudici alla fine hanno dato ragione agli inquilini: «le case cantoniere dal 1999 sono state ricomprese tra i beni immobili che costituiscono il patrimonio dell’ente». E quindi, in quanto beni patrimoniali e non demaniali, questi immobili non sono soggetti ad autotutela in via amministrativa.

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