La Nuova Sardegna

Sassari

Pranzo con Mesina, salta grosso appalto

di Daniela Scano
Pranzo con Mesina, salta grosso appalto

Il Consiglio di Stato revoca alla Sgs il servizio di vigilanza negli stabili regionali. Conseguenza delle vicende del suo ex capo

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SASSARI. I giudici non sfiorano mai la questione, forse neppure la conoscono, ma al principio di tutto ci fu un pranzo con Mesina. In fondo è a causa di quel lunch, consumato in un prestigioso ristorante il 15 aprile 2013 da tre commensali, tra cui l’ex primula rossa del Supramonte, se in piena estate un raggruppamento temporaneo di imprese della vigilanza ha perso l’appalto milionario per la custodia armata e il portierato degli edifici della Regione dislocati nel nord Sardegna. La storia è assai contorta e per comprenderla bisogna partire dalla fine.

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Il 28 luglio il Consiglio di Stato ha annullato per un difetto di procedura l’aggiudicazione dell’appalto da sei milioni e settecentomila euro a un raggruppamento di imprese costituito dalla sassarese Sgs Sardinia General Services e da due società di Oristano. I giudici hanno accolto il ricorso di un gruppo di imprese costituito da Vigilpol e Coopservice, che in quella gara si era classificato al secondo posto e che di conseguenza adesso ha vinto l’appalto. Le due società avevano impugnato una sentenza del Tar Sardegna che aveva dato loro torto. La sentenza 3701/2015 del Consiglio di Stato ha ribaltato il verdetto. In estrema sintesi, accogliendo la tesi degli avvocati Paolo Coli e Gianfranco Meazza, i giudici hanno affermato che la Regione non avrebbe dovuto aggiudicare l’appalto al raggruppamento guidato da Sgs, in quanto in quel momento la società era priva di licenza prefettizia.

Le vicissitudini societarie della Sardinia General Services sono strettamente legate al pranzo consumato nel 2013 da Mesina e da Cosimo Cuccureddu, ora senza incarichi ma socio di spicco della “Sgs”. Proprio in seguito a quell’incontro, comprovante a suo dire «frequentazioni poco consone» per un tutore privato dell’ordine, nove mesi fa il prefetto ha negato a Cuccureddu la licenza indispensabile per gestire l’istituto di vigilanza. La decisione è stata formalizzata al termine di una istruttoria durata un anno. Dopo le dimissioni dell’ad storico Giovanni Angelo Delogu e la contestuale elezione di Cuccureddu da parte del Cda, avvenute nel gennaio del 2014, il passaggio di consegne si è inceppato e poi si è bloccato quando la prefettura ha risposto picche a Cuccureddu. Dichiaratamente a causa di quel pranzo con Mesina e nonostante all’epoca Grazianeddu fosse un libero cittadino.

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Il capo dei vigilante definì quell’imbarazzante incontro «un pranzo con un ex pregiudicato che aveva regolato i suoi conti con la giustizia». Un personaggio pittoresco che perfino l’allora ministro Profumo, entrato casualmente nel locale, volle conoscere personalmente. Di diverso avviso la prefettura, che ha negato la licenza a Cuccureddu considerandolo «persona avvicinabile ed evidentemente condizionabile da soggetti di particolare spessore criminale».

Mentre questo giudizio negativo maturava negli uffici della prefettura, nel 2014 la Sgs ha vinto l’appalto milionario per i servizi di vigilanza armata, portierato, custodia, manutenzione degli impianti di sicurezza negli immobili della Regione. Secondo il Consiglio di Stato, quando questo avvenne la società non aveva licenza. I giudici non hanno condiviso la tesi dei legali della società, gli avvocati Mauro Barberio, Stefano Porcu e Roberto Uzzau. Per i legali, quel tormentato e lungo passaggio di consegne amministrative in Sgs è stato un “interregno”. Il Consiglio di Stato replica che dopo le dimissioni di Delogu «la società è rimasta sfornita della licenza prefettizia» e che pertanto doveva essere esclusa dall’appalto regionale. Vigilpol e Coopservice hanno vinto il ricorso e saranno anche risarcite. La sentenza condanna in solido la Regione, la prefettura e il raggruppamento di imprese capeggiato da Sgs a rifondere alla Vigilpol le spese del doppio grado di giudizio per un totale di quindicimila euro.

Per uno scherzo del destino, la vicenda dell’appalto si intreccia anche in un altro modo alla vita di Mesina. Al vertice della Coopservice che ha vinto la battaglia davanti al Consiglio di Stato, infatti, c’è Gavino Satta, 55 anni, di Uri, che secondo le accuse l’orgolese intendeva sequestrare.

Cosimo Cuccureddu, che prima di essere avversario negli affari è stato socio di Satta, ha affermato che a pranzo con Grazianeddu non si parlò mai del suo collega.

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