Riforma della sanità, Sassari ha paura del grande «scippo»
Servizi soppressi, posti letto trasferiti, ospedali chiusi: è rivolta
SASSARI. Mozzo e raggi, dolore e sudore. Arriva la salita per la riforma della rete ospedaliera regionale. Con i territori che iniziano a far di conto e a scoprire che, tra deroghe e riequilibri, divisioni e cambiali, i risultati non tornano.
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Soprattutto nel nord ovest. Con Sassari che, per la riorganizzazione deliberata il 28 luglio dalla Regione, dovrebbe essere il secondo hub dell’isola (vuol dire mozzo, termine mutuato insieme a spoke - raggio - dal modello di sviluppo delle compagnie aeree). Ma ha scoperto che la sua ruota non solo è un bel po’ sgonfia (i posti letto scenderanno da 1.307 a 1.097), ma rischia di non girare proprio.
La cambiale. «Hanno fatto la spesa per pagare la cambiale firmata con il Mater Olbia», tuona Mario Pala. Lui è consigliere comunale del Pd di Sassari, dove la faccenda sta per approdare in assemblea. Ma soprattutto primario di cardiologia pediatrica all’Aou. Aperta da meno di un anno e con già 8mila prestazioni all’attivo e «non menzionata nella riforma, e quindi immaginiamo a breve non più non esistente».
Non sarebbe l’unico pezzo della pediatria sassarese ad essere in pericolo. Con la città pronta a gettare le fondamenta del nuovo padiglione materno infantile al posto cadente “palazzo rosso” dell’Asl, la nuova struttura figlia della fusione tra azienda sanitaria e cliniche universitarie (un progetto da 95 milioni), che trova la cura dei suoi bambini declassificata a “raggio” che deve fare riferimento all’hub cagliaritano.
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Pediatria. Tradotto: gli 11 posti letto di chirurgia pediatrica, faticosamente ottenuti nel 2008 con l’allora assessore Nerina Dirindin, sono in via di trasferimento verso il Mater di Olbia, non c’è traccia del pronto soccorso pediatrico, ufficiosamente in funzione da sempre (anche se mai riconosciuto) e vengono cancellati i posti, già pienamente funzionanti, per l’onco-ematologia pediatrica.
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Risultato: «Assurdo dal punto di vista terapeutico – tuona Pala – visto che alcune patologie neonatali, come ad esempio l’ernia diaframmatica, non consentono nemmeno un trasferimento di edificio, figuriamoci di città. Assurdo dal punto di vista logico, visto che Sassari dovrebbe essere un punto di riferimento regionale ma non ha i servizi necessari per esserlo. Deleterio dal punto di vista formativo: è evidente che se le specialità non ci sono non ci saranno nemmeno gli studenti universitari e gli specializzandi».
Breast-unit. Un pasticcio insomma. E non l’unico. In città infatti non è previsto alcun posto letto per la chirurgia toracica. Non c’è la Breast-unit, l’unità operativa, che si occupa di chirurgia della mammella. E questo nonostante l’Aou faccia oltre 260 interventi l’anno, quasi il doppio di quelli (150) previsti dalla normativa nazionale. Unità che, anche lei, è prevista al Mater, «Che in materia – chiude Pala – ha un percorso tutto da costruire».
I cugini. Ma non è con i cugini galluresi che il nord ovest vuole fare la guerra. «In Sanità ci sono regole nazionali – spiega sornione il sindaco di Sassari Nicola Sanna – che una Regione come la Sardegna può derogare essendo a statuto speciale. Questa deroga purtroppo è inversamente proporzionale alla distanza da Cagliari». In parole povere l’hub cagliaritano è completo, quello sassarese addirittura depotenziato. Non si sa ad esempio che fine farà Nefrologia, attualmente in funzione con ottimi risultati all’ospedale civile, né c’è traccia dei sempre promessi pronto soccorso oculistico e neurologico, garantiti semi clandestinamente nei reparti dell’Aou.
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Declassati. E, se per Sassari si rischia il bagno di sangue, sul territorio non va certo meglio. Via due ospedali ad Alghero, ridotti uno a ospedale di base (il Civile), uno a Stabilimento riabilitativo (il Marino), con buona pace di eccellenze come oculistica, ortopedia, urologia, ma anche della costituenda unità coronarica e del centro immunotrasfusionale. Stessa sorte per Ozieri (ospedale di base) e Ittiri e Thiesi, declassati a ospedali di comunità. Qualifica ad esser sinceri già prevista nel 2008, finanziata con 3 milioni, e affondata nel passaggio di consegne tra Dirindin e Antonello Liori.
Il documento. «Potrebbero rivivere come “presidio unico” che diventi ospedale di I livello diffuso», suggerisce un documento licenziato l’altro ieri dalla conferenza sociosanitaria dell’Asl, che comprende tutti i sindaci dell’Area vasta, dopo una serie di infuocate riunioni agostane. Contiene le rivendicazioni del nord ovest da presentare all’assessore regionale Luigi Arru: «Perché – spiega il sindaco Sanna – la riforma, che è comunque coraggiosa, è aperta. Prevede un iter partecipativo. E siamo sicuri che gli errori, alcuni macroscopici, si potranno correggere»
L’affondo. Meno fiducioso l’ex sindaco di Alghero, il consigliere regionale di Forza Italia Marco Tedde: . «Quello di Pigliaru e Arru è un tentativo di desertificare la sanità algherese e sassarese – attacca –. Nel frattempo Cagliari, con un ospedale di II livello e due di I livello, e con stabilimenti che costituiscono punti di riferimento regionale per l'oncologia (Businco), patologie pediatriche (Microcitemico) e emergenze e urgenze (San Michele), vede la propria offerta sanitaria crescere. Preferiamo non parlare, per ora, di Cagliari centrismo. Ma per non essere costretti a coniare il termine di Sassari marginalismo è bene che tutta la politica del Sassarese si opponga».
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