Darsena dei veleni, dirigenti Eni a giudizio
Svolta nell’inchiesta sul disastro ambientale di Porto Torres: rito abbreviato per otto manager
SASSARI. Rito abbreviato e prima udienza già fissata dal gup per il prossimo 22 gennaio quando discuteranno pubblico ministero e parti civili. Il 27 toccherà alla difesa e lo stesso giorno ci sarà la lettura della sentenza.
La svolta. È arrivata mercoledì sera la svolta nella vicenda giudiziaria sul disastro ambientale che ha interessato la ribattezzata “darsena dei veleni” di Porto Torres: il pool difensivo degli otto dirigenti Syndial ed ex Polimeri imputati ha scelto di ricorrere al rito abbreviato, accelerando in questo modo un verdetto che dovrà essere emesso sulla base degli elementi di prova raccolti dal pm Paolo Piras durante le indagini. Richiesta accolta dal gup Antonello Spanu.
L’indagine. Dopo mesi di accertamenti e audizioni di testimoni erano stati iscritti nel registro degli indagati il rappresentante legale di Syndial Spa Alberto Chiarini, il responsabile gestione siti da bonificare Francesco Papate, il responsabile Taf Management (Taf è l’impianto per il trattamento delle acque di falda) Oscar Cappellazzo, i responsabili dell’area operativa Taf Gian Antonio Saggese e di salute, ambiente, sicurezza del Taf Francesco Leone, il rappresentante legale di Polimeri Europa Daniele Ferrari, il direttore di stabilimento Paolo Zuccarini e il responsabile della sezione salute, sicurezza, ambiente, Daniele Rancati. Per tutti la medesima contestazione: «Non aver adottato le opportune cautele» e aver quindi «cagionato un disastro ambientale per lo sversamento in mare di sostanze inquinanti».
I periti del gip. Su richiesta del pm, il gip a maggio del 2012 aveva affidato a cinque periti l’incarico di accertare la presenza di sostanze chimiche inquinanti e di stabilirne natura e origine. L’esito: la barriera idraulica collocata da Eni era uno strumento inefficace a bloccare gli agenti chimici.
I consulenti della difesa. In sede di incidente probatorio i difensori dei due colossi di Eni avevano opposto uno studio corale realizzato da quattro esperti americani che avevano assicurato: la barriera idraulica realizzata per bloccare l’inquinamento verso il mare assolve alla sua funzione, perfettamente. E, soprattutto, se nello specchio della darsena arriva acqua dolce (secondo i consulenti del gip era acqua di falda inquinata che superava una «inefficace barriera idraulica») è perché proprio lì «c’è una condotta fognaria della rete comunale, non di Eni, che perde».
Le parti civili. In una delle ultime udienze davanti al gup Spanu erano state ammesse quasi tutte le parti civili, compresi i comitati «No chimica verde-No inceneritore» e «Tutela del Golfo dell’Asinara» (rappresentati dall’avvocato Pina Zappetto). Era stata invece estromessa la Provincia di Sassari. Si erano inoltre costituiti parti civili la Regione (con l’assessorato all’Ambiente), il ministero dell’Ambiente, il Comune di Porto Torres, l’Anpana (Associazione protezione animali, natura e ambiente), la Lega anticaccia e l’armatore algherese Cesare Goffi.
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