Ex Sicmi, gli operai bloccano i cancelli
Dal 30 settembre sono senza lavoro: «Impegni disattesi da parte di Eni e della Regione, il Comune porta solo solidarietà»
PORTO TORRES. Ieri mattina è andata in onda un’altra puntata del film sullo spettro della disoccupazione ai cancelli dello stabilimento industriale della Marinella - ossia nella portineria centrale e nella portineria mare - con 40 operai ex Sicmi che hanno bloccato gli ingressi per gridare che il loro lavoro è finito lo scorso 30 settembre. Sta arrivando l’autunno caldo per i lavoratori dell’indotto che facevano parte del progetto chimica verde, dunque, con stipendi non pagati da mesi, operai a fine contratto e altre maestranze mai introdotte all’interno del ciclo produttivo.
«E’ un nostro diritto conoscere come mai la committente dell’Eni non ha rispettato l’addendum – chiede un operaio ex Sicmi –, ovvero quel protocollo firmato da istituzioni e parti sociali che non è stato mai rispettato: siamo stati usati dalla società che aveva l’appalto di Matrìca, e nel frattempo hanno trovato lavoro per gente che arriva da Cagliari, lasciando ai giovani turritani la disperazione della disoccupazione». Uno sciopero che, se non ci saranno notizie positive, andrà avanti ad oltranza secondo i lavoratori, questo perché non esiste più alcun rapporto di fiducia verso nessuno visto quello che è accaduto dopo l’avvio dei cantieri della chimica verde.
«Quando l’azienda Icom è stata sostituita – ricorda un altro operaio –, noi avevamo preso in carico le loro commesse con la garanzia che tutti i lavoratori sarebbero stati pian piano assorbiti: questo non è mai avvenuto, e a 3 anni di distanza siamo ancora qui per chiedere ai “signori” di Eni se è possibile far rispettare quegli accordi che prevedevano la tutela per i lavoratori dell’indotto».
Alcuni lavoratori ex Sicmi hanno finito il contratto a luglio, altri sono stati inseriti per un anno e mezzo nelle liste Insar senza percepire alcun vantaggio e la maggior parte di quelli che lavoravano da oltre trent’anni si trovano da un momento all’altro senza lavoro o paracadute sociale. Una storia che potrebbe ripetersi pure per altre aziende storiche presenti da tanti anni nell’ex petrolchimico: la Sitie, per esempio, ha perso l’appalto di Matrìca relativo alle manutenzioni, e ci sono delle cooperative che rischiano di non avere più commesse a disposizione. Non si vede poi traccia degli ulteriori investimenti previsti nell’accordo sulla chimica verde, siglato nella sede della presidenza del Consiglio dei ministri, e la stessa Eni non pare voglia finanziare questo progetto come previsto, rigettando gli accordi presi con la politica e le confederazioni sindacali. Da circa un anno mancano anche i tavoli tematici che erano stati creati e voluti in un addendum, confermando che la politica regionale appare troppo lontana da questa eterna “area di crisi”, di cui tanti parlano senza mai dare un contributo determinante. Il Comune di Porto Torres invece, come dice il segretario provinciale Cisl Luca Velluto, «dovrebbe fare di più e non solo portare solidarietà ai cancelli bloccati dai lavoratori».
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