La Nuova Sardegna

Sassari

Predda Niedda, consorzio in crisi A rischio gli stipendi e i servizi

di Vincenzo Garofalo
Predda Niedda
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Predda Niedda

Area industriale in agonia: le casse, in profondo rosso, hanno ancora pochi mesi di autonomia La consigliera Pd Carla Fundoni ha presentato una mozione: la giunta faccia pressione sulla Regione

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SASSARI. Ingessato da una procedura di liquidazione infinita, affogato dai debiti e senza un futuro definito, il Consorzio industriale di Predda Niedda è al collasso. Le casse consortili, in profondo rosso, hanno ancora pochi mesi di autonomia, dopodiché, niente più stipendi per i dodici dipendenti e niente più servizi per le imprese che si sono insediate nella zona industriale alle porte di Sassari. Se la Regione non interviene al più presto (è in discussione una riforma delle aree industriali) l’area di Predda Niedda rischia di andare in tilt.

Ad accendere i riflettori sul problema del Consorzio industriale dimenticato è la consigliera comunale del Pd, Carla Fundoni, che ha presentato una mozione a Palazzo Ducale (sottoscritta anche dal collega di partito Salvatore Sanna), con sui chiede alla Giunta di fare pressione sulla Regione affinché risolva al più presto la delicata situazione della Zir Predda Niedda, garantendo a questa un futuro adeguato all’importante ruolo che ricopre nel territorio. Tutto questo approfittando proprio della volontà annunciata dalla Regione di riprogrammare le sedici aree industriali esistenti in Sardegna, tutte condannate all’eutanasia dalla legge 10 del 2008 e alcune già in coma profondo. A Siniscola i dipendenti non vedono nemmeno l’ombra di uno stipendio da un paio di anni; stesso destino per i lavoratori di Tempio e della Valle del Tirso.

Predda Niedda in questo marasma generale finora è riuscita a restare in piedi, anche se traballante. Dal 2008 è in mano a un commissario nominato dalla Regione, in liquidazione. Significa che l’ente non può programmare nulla, nemmeno un piccolo investimento. Deve gestire l’ordinaria amministrazione: manutenzione strade e pagamento bollette. Incassando solamente le quote delle aziende insediate nell’area industriale. Solo che non tutte le imprese pagano, perché le quote da versare per i servizi, sono un doppione della Tasi che pagano al Comune. E il Comune su Predda Niedda non spende un euro. A questi disagi si aggiungono i debiti. Uno su tutti, gli oltre 10 milioni di euro richiesti da Abbanoa, e oggetto di una causa in tribunale. Perché Abbanoa fattura al Consorzio l’acqua consumata da tutte le imprese che lavorano nell’area industriale. E il Consorzio a pagare non ci sta proprio.

A questo caos potrebbe trovare una soluzione la riforma attualmente allo studio dela Regione. Per questo la mozione depositata in Consiglio comunale a Sassari chiede che sindaco e giunta intervengano «presso la Regione Sardegna per sanare il vuoto normativo che dal 2008 a oggi vede la procedura liquidatoria del Consorzio Zir di Predda Niedda ancora non conclusa, e che questo tenga conto del processo di riforma degli enti locali affinché la zona industriale sia rivalutata come area a servizio del territorio in vista di un rilancio e una rivalutazione dell’intera zona». E inoltre, che la Regione, «risolva l’annosa questione che a breve determinerebbe la mancata erogazione di spettanze economiche per i dipendenti, andando a incrementare disagio in un territorio, quello del nord Sardegna, già flagellato da una persistente crisi economica».

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