Marea nera, pescatori in aula
L’inquinamento del 2011, un testimone: la nostra attività subì un drastico calo
PORTO TORRES. «Faccio pesca a strascico dal 1980. Dopo lo sversamento di olio combustibile abbiamo subito un calo vistoso. Tanto per cominciare non abbiamo lavorato per un mese, poi abbiamo ripreso ma il pesce era sempre sporco, siamo stati costretti a cambiare tutte le attrezzature». È la testimonianza di un pescatore di Porto Torres, citato dalla parte civile nel processo che si sta celebrando davanti al giudice Salvatore Marinaro dopo il terribile inquinamento del 2011. Per quei fatti – 40mila litri di olio combustibile la notte tra il 10 e l’11 gennaio del 2011 si riversarono in mare dalla banchina di Fiume Santo causando un disastro ambientale di incredibili proporzioni – sono finiti sotto accusa il manager di Fiume Santo Marco Bertolino, Salvatore Signoriello (amministratore delegato di E.On Produzioni) e Francesco Capriotti, manager di Enelpower dal 2002 fino al 2004. Secondo la Procura l’inquinamento non arrivò da una grossa nave che stava scaricando olio combustibile ma dalle condutture di terra – forse non sottoposte alla dovuta manutenzione – che servivano a trasportare il prodotto dalla nave ai serbatoi. I reati contestati ai tre imputati sono crollo colposo aggravato dalla previsione dell’evento (riferito alla rottura dell’oleodotto) e deturpamento delle bellezze naturali.
I pescatori della zona subirono danni enormi: «Ma ancora oggi– ha continuato il teste – ci capita di trovare pezzi di catrame nelle reti. Il nostro peschereccio oltre le tre miglia percorreva praticamente tutto il golfo dell’Asinara ma dopo quei fatti fummo costretti a restare fermi per circa un mese e quando riprendemmo a lavorare la quantità di pesce fu decisamente inferiore». Il processo riprenderà il prossimo 9 febbraio con altri testimoni. (na.co.)
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