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Sassari

La beffa dei “de minimis”: troppi no dalle banche

La beffa dei “de minimis”: troppi no dalle banche

Istituti di credito diffidenti su nuove imprese e tempi intorpiditi dalla burocrazia Tra i partecipanti solo 79 (il 13 per cento) sono riusciti a realizzare il progetto

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SASSARI. La diffidenza delle banche e i tempi intorpiditi della burocrazia hanno spento il sogno di un lavoro e di una bottega per centinaia di disoccupati, in gran parte donne. Dal 2002 al 2010 ben 621 aspiranti imprenditori si erano aggrappati ai contributi a fondo perduto dei bandi “de minimis” erogati dal Comune di Sassari. Fra loro solo 79 (il 13 per cento) sono riusciti a portare avanti i progetti e aprire un’attività economica, con enormi sacrifici e con l’aiuto dei finanziamenti pubblici attivati dalla legge regionale 37 del 1998.

Degli altri disoccupati che sognavo di avviare un’impresa, 51 sono stati esclusi a priori perché le loro domande non sono state ritenute valide, 265 hanno gettato la spugna rinunciando ai contributi “de minimis”: una piccola parte di questi perché fra la presentazione della loro domanda e la chiamata del Comune è passato troppo tempo, e quindi avevano già cambiato programmi; la maggior parte dei rinunciatari è stato costretto alla resa dopo avere sbattuto il muso contro le porte chiuse delle banche, inflessibili nel dire no al rilascio delle fidejussioni richieste dal bando per poter avere accesso al finanziamento a fondo perduto.

Altri 147 senza lavoro che hanno partecipato al bando “de minimis” non sono nemmeno stati contattati, per decorrenza dei termini. Il triste quadro sull’andamento dello strumento “de minimis” emerge dai dati della ricerca “Punti di forza e di criticità dello strumento socio-economico ed urbanistico de minimis - L’esperienza nel comune di Sassari”, svolta dall’Associazione FestinaLente e presentato con la collaborazione della DataSymposium di Sassari, in un incontro cui hanno partecipato la presidente di FestinaLente, Cecilia Sechi, la consulente del progetto, Luana Sanna, il sociologo urbano Camillo Tidore, dell’Università di Sassari, e l’ex sindaco, ora presidente del Consiglio regionale, Gianfranco Ganau. La ricerca, la prima in assoluto nel suo genere, ha analizzato i tre bandi “de minimis” pubblicati dal Comune di Sassari nel 2002, quando le risorse messe a disposizione delle imprese erano 2 milioni e 94 mila euro, nel 2005-2006, quando i fondi ammontavano a 1 milione 580 mila euro, e nel 2010, quando Palazzo Ducale rimise in campo 728 mila euro “avanzati” dai due precedenti bandi. Proprio l’ultimo bando, quello del 2010 (rivolto esclusivamente al Centro storico di Sassari), è stato focalizzato dal progetto di FestinaLente.

Una scelta obbligata, visto che, nonostante la massima disponibilità e collaborazione degli uffici comunali, mettere assieme e analizzare i dati è stata un’impresa molto complicata. La ricerca, grazie alle interviste a colori che avevano partecipato al bando, ha messo in evidenza le criticità del “de minimis”, prima fra tutti quella che è risultata essere un paradosso: l’impossibilità di accedere al finanziamento richiesto per chi non è stato in grado di certificare in banca il possesso di garanzie economiche e patrimoniali. In ogni caso la ricerca non boccia il “de minimis”, e nemmeno lo bocciano i pochi che ne hanno potuto usufruire. Come, per esempio Andrea Sole, grafico, che grazie al “de minimis”, ha avviato in via Turritana lo studio Sole Design: «È sicuramente uno strumento utile, ma non è stato facile accedere», racconta. «La cosa più difficile è stata ottenere la fideiussione bancaria. Per me hanno dovuto garantire i miei genitori». C’è anche chi, a malincuore, si è pentito di avere fatto richiesta: «Non lo rifarei», spiega Francesca, che con il “de minimis” ha aperto una panetteria in via Al Carmine. «L’inizio è stato durissimo perché ho dovuto anticipare tutte le spese per allestire il negozio, e ancora sto aspettando che mi eroghino l’ultima tranche del finanziamento».

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