La Nuova Sardegna

Sassari

terra dei fuochi al campo rom

Roghi tossici, l’inchiesta è aperta

di Andrea Massidda

Dopo l’arresto di tredici persone s’indaga sui possibili committenti

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SASSARIO. Le telecamere dei carabinieri sono rimaste puntate sulla discarica abusiva del campo nomadi di Piandanna per oltre due mesi, documentando tutto. E il materiale video emerso da questo monitoraggio continuo lascia sconcertati: a disposizione del sostituto procuratore Mario Leo, titolare dell’inchiesta, restano oltre 1.500 ore di filmati che verosimilmente dovrebbero inchiodare i presunti responsabili dell’inquinamento del suolo e dell’aria a due passi dal centro abitato, tutti arrestati martedì mattina dopo il blitz da parte del Nucleo operativo ecologico dell’Arma, dei colleghi della compagnia cittadina e dei Caccatori di Sardegna, di ausilio con un elicottero. Intanto ieri pomeriggio i militari hanno stretto le manette ai polsi del “tredicesimo uomo” – anch’esso, come gli altri dodici, di origine bosniaca – inizialmente sfuggito alla cattura perché assente dall’insediamento rom.

Le indagini su questa piccola “terra dei fuochi” scoperta alla periferia della città sono tuttavia ben lontane dall’essere concluse. Anche perché adesso gli uomini del Noe di Sassari, al comando del maggiore Umberto Rivetti, vogliono capire almeno due aspetti della vicenda. Primo: come e dove gli indagati si procuravano il materiale da bruciare, anche per verificare che non ci fosse qualche cittadino italiano a chiedere loro di smaltire abusivamente rifiuti speciali. Secondo: a chi veniva rivenduto il rame recuperato dagli incendi (gli autori dei roghi attraverso la combustione riuscivano velocemente a spellare i cavi e trattenere il metallo).

Nel frattempo rimane lo sconcerto per l’assoluta disinvoltura con la quale venivano prima appiccati gli incendi e poi occultate le tracce dei roghi spargendo per terra materiale tossico. Il tutto, come se non bastasse, avveniva inoltre a due passi dal centro abitato e, com’è noto, addirittura dalle cliniche dell’Azienda ospedaliero universitaria, dove nei reparti di Neonatologia e Terepia intensiva i medici temevano per le inalazioni alle quali erano costretti i piccoli già affetti da gravi patologie respiratorie. Non di rado, raccontano gli inquirenti, si è rischiata l’evacuazione delle due unità operative.

Da quanto si è appreso presto dovrebbe esserci un rapporto redatto da esperti sulla tossicità del suolo. E allora spetterà al Comune programmare le eventuali bonifiche.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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