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Sassari

Menu della festa suggerito dagli “ospiti”

di Giovanni Fancello
Menu della festa suggerito dagli “ospiti”

Lo chef e storico della cucina Giovanni Fancello regala ai nostri lettori le ricette tradizionali di alcuni “sardi di adozione”

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di Giovanni Fancello

Natale è prossimo. Il pensiero è sollecitato dalla frenesia e dall’organizzazione della festa. In ogni casa si corre e ci si interroga su quale sia il regalo più appropriato per i propri cari, o come si debba allestire una stupefacente tavolata.

C’è chi addobba l’albero, chi inscena un paesaggio ideale per il presepe e chi, più sobriamente o per scelta, decide di celebrare la festa senza alcun simbolo che richiami l’iconografia religiosa o consumistica che sia. Nessuno, però, se la sente di rinunciare ad menù ideale che cadenzi laute portate di un pranzo che si raccordi ad una antica tradizione. In Sardegna, per l’occasione, si seguono rituali affermatisi nel tempo, ma non manca mai la voglia di adottare innovazioni, specialmente in città. Negli anni scorsi ho cercato sempre di narrare il Natale dei sardi, per nascita o cultura.

Quest’anno vorrei raccontare le abitudini e i riti natalizi di tutti quei “sardi” che qui vivono; di tutti coloro che qui risiedono, per lavoro, per amore o per ogni altra forma di destino. Voglio dar loro voce, vorrei che ci raccontassero il loro Natale, la tradizione, il pranzo della loro memoria.

Si pensa e si dice che il cibo accomuni. Spesso, però, la diffidenza verso le abitudini altrui serpeggia nei nostri pensieri e il cibo non è indenne da questa abitudine. Ma non possiamo non manifestare la “sarda ospitalità” e condividere ed allargare le nostre conoscenze lasciandoci contaminare da tutto ciò che ci è vicino, ma anche più lontano. Una ghiotta occasione, alimentata da una sana curiosità, per inserire nel “nostro pranzo” le pietanze degli “altri”, e ripetere così gesti dei quali ne è intrisa la storia.

Fabrizio Demaria, siciliano, psicoterapeuta, direttore della Struttura di Psicologia ospedaliera della Asl di Sassari. Scrittore, ha pubblicato diversi libri e l’ultimo il romanzo “Vieni a prendermi”. Ecco il suo racconto: «Il Natale è emozione. Per me è respirare aria di casa, di Avola, e ritrovare gli affetti più cari. In famiglia, per il cenone della Vigilia, c’era la consuetudine di preparare tutti insieme un dolce della nostra tradizione siciliana: la giuggiulena (o cubàita). A coordinarci c'era nonna Felicia: a me spettava il compito di mescolare il sesamo e le mandorle tostati con il miele. Ancora oggi insieme con mia madre, ogni 24 dicembre, prepariamo questo piatto. È il modo per essere ancora uniti, sentire vicino chi non c2è più e rivivere una delle tante magie del Natale».

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