La Nuova Sardegna

Sassari

Anziani e poveri, il Comune non risponde

di Gabriella Grimaldi
Anziani e poveri, il Comune non risponde

La Casa della Divina Provvidenza affonda tra i liquami delle fogne nell’atrio di ingresso e le difficoltà economiche

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SASSARI. Derelitti erano e derelitti sono oggi, gli ospiti della casa Divina Provvidenza. La differenza, a quanto pare, è che a mancare, negli anni Duemila, è il senso di carità e di misericordia che aveva caratterizzato la nascita di questa impresa sociale più di cento anni fa. E anche il senso di decenza visto che da più di un anno i vecchietti della casa di riposo di via Sant’Anna, l’unica convenzionata con il Comune (l’altra è Casa Serena), vivono una condizione di estremo disagio, tra allagamenti e sversamento di escrementi dentro l’ospizio, a causa di un problema alle fogne. In pratica le radici di alcuni grandi bagolari che costeggiano il marciapiedi a meno di un metro dal caseggiato si sono insinuate sotto il pavimento del piano terra dell’istituto e lo hanno letteralmente scardinato sollevandolo in più punti. Inoltre, appena cadono due gocce di pioggia, la condotta dell’impianto fognario “esonda” nell’atrio della casa. Proprio un bel biglietto da visita per chi arriva all’ingresso dell’istituto, tanto che i responsabili, già da un anno, sono stati costretti ad evacuare tutto il piano terra dove si trovavano, per motivi di sicurezza, le camere (18 posti letto) degli ospiti non autosufficienti. Inoltre una colonna dei servizi igienici è stata danneggiata e diversi bagni per gli ospiti e per i visitatori sono inagibili. «Davanti a questa situazione - dice amareggiata Bruna Fumagalli, presidente del consiglio di amministrazione della storica istituzione - il Comune, responsabile del ripristino delle condizioni di igiene e sicurezza, tace da più di un anno. Avevamo a suo tempo contattato l’assessorato alle Manutenzioni che aveva espletato tutte le procedure, effettuato i sopralluoghi e stilato la relazione. A quanto sembra mancherebbe soltanto l’ok del sindaco che però si fa attendere nonostante tutte le nostre sollecitazioni». Un’ulteriore difficoltà per la Casa della Divina Provvidenza che da anni non naviga in buone acque. «Le rette sono le più basse di tutta la città - ci tiene a precisare la presidente citando una media di 1300 euro mensili - e noi non vogliamo licenziare i dipendenti quindi non riusciamo a stare nelle spese». Il cda ha intrapreso azioni per mettere a frutto le potenzialità di uno stabile che in pratica occupa un intero isolato accanto alla chiesa di Sant’Agostino: la scommessa è sul social housing attraverso il quale si affitteranno parti del caseggiato (in totale 2500 metri quadrati) per attività inerenti al sociale tuttavia non si può nascondere che i 35 dipendenti hanno conosciuto e conoscono tuttora momenti grande difficoltà. «Non è bastato rinunciare a posti letto e quindi diminuire le entrate - si legge in un comunicato del sindacato aziendale Csa-, non è bastato rinunciare all’uso del 50 per cento dei bagni e subire le visite dei Nas e dei vigili del fuoco perché il Comune si degnasse di dare una risposta. Intanto, un notevole danno economico si è abbattuto sui dipendenti che, ad oggi, lamentano il mancato pagamento di parte degli stipendi di novembre, dicembre e tredicesima».

I vertici della casa, nata per iniziativa delle Dame della Carità nel 1920 con i più nobili intenti, chiedono ora che il sindaco Nicola Sanna nomini, dopo un anno di vacanza, il proprio rappresentante all’interno del consiglio di amministrazione così come prevede lo statuto, in modo da avere un interlocutore e poter affrontare i problemi dell’istituto.

La speranza è che l’amministrazione, oltre alla scontata, e urgente, riparazione del danno causato dagli alberi, decida di sostenere la Casa della Divina Provvidenza e la sua opera con interventi di manutenzione minimi ma necessari a fare in modo che la storica struttura non debba chiudere i battenti mandando (a casa?) persone fragili e indifese che non potrebbero vivere da sole e molte delle quali non hanno neppure la possibilità di onorare la retta, pur bassa, che la Casa chiede.

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