Lapide di un ufficiale romano a Nostra Signora di Coros
OZIERI. La presentazione nella sala convegni del Museo delle Clarisse del libro “Rapidum-La cohors II Sardorum ai confini dell'impero” del giornalista-scrittore Vindice Lecis è stata una piacevole...
OZIERI. La presentazione nella sala convegni del Museo delle Clarisse del libro “Rapidum-La cohors II Sardorum ai confini dell'impero” del giornalista-scrittore Vindice Lecis è stata una piacevole occasione per il folto pubblico di fare un interessante excursus storico sulla "nazione Sardegna" e sulle comunità che nei primi secoli dopo Cristo popolarono le sponde del Mediterraneo.
Le “lezioni” tenute dallo stesso autore e dagli studiosi Giuseppina Deligia, Eugenio Cossu e dal professor Attilio Mastino, ex rettore dell’Univeristà di Sassari, hanno aperto numerosi squarci sulle vicende di quell'epoca che vide la nostra isola (dallo stesso Cicerone definita “nazione”) al centro e con pari dignità degli altri popoli, protagonista della storia dell'epoca.
Il professor Mastino, uno dei massimi esperti del settore non solo a livello europeo, ha incentrato la sua attenzione in particolare sui Luguidonenses ed i Balari che abitavano nell'odierno Logudoro e dintorni dove operarono fra le altre la I Cohors Sardorum e la Chors Ligure.
Ha fatto riferimento ad alcune lapidi rinvenute nel nostro territorio fra cui quella recuperata nei pressi della chiesetta romanica di Nostra Signora di Coros a Tula. E ha precisato che l'iscrizione riportata ricorda il signifer (ufficiale di truppa) Marcus Iunius Germanus della coorte Ligure, nella quale militò per 18 anni, deceduto all'età di 51 anni e qui sepolto.
Sarebbe intendimento dell'amministrazione civica di Tula di esporre quanto prima l'importante cimelio nel locale museo in corso di allestimento nel ristrutturato ex Monte Granatico "Sammassu".
Gerolamo Squintu
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