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Sassari, per la pasticceria Sechi 110 anni di dolcezza

Sassari, per la pasticceria Sechi 110 anni di dolcezza

L’azienda fondata da Pietro ha raggiunto il traguardo nella continuità familiare. L’unica amarezza: lo storico punto vendita di via Luzzatti è passato di mano

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SASSARI. Era il 1906 quando Pietro Sechi fondò l’omonima pasticceria che è nel cuore dei sassaresi. Sono centodieci anni di attività, un traguardo nella continuità che ha pochi altri esempi in città e che gli eredi del capostipite, Alessandro e il figlio Giomaria, quarta generazione di pasticceri, possono davvero festeggiare. Con un unica nota amara. Il bar e punto vendita dei prodotti dolciari di via Luzzatti, che proprio il fondatore del marchio aveva aperto a metà degli Anni 30, non porta più l’insegna di famiglia. Le condizioni di contratto con il gestore, Marco Sanna, sono venute meno, e anche le mura, dove i Sechi erano in affitto da decenni, sono passate di proprietà. Ma questo non toglie niente alla storica azienda, che resta un simbolo della città con i suoi prodotti dal gusto unico. Prodotti che hanno accompagnato e ancora accompagnano la vita di tante famiglie. Torte, paste e pasticcini con cui si sono festeggiati matrimoni, compleanni e le più diverse ricorrenze, dolce complemento a momenti felici. E che continuano a rappresentare il “finale con botto” dei pranzi domenicali.

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Pietro Sechi, classe 1860, fu tra quegli imprenditori che seppero far crescere le proprie creature. «Cominciò con una “premiata” distilleria in via Cagliari, tanto che la sua licenza per la vendita di alcolici, in città, era la numero tre», racconta il nipote Alessandro. Produceva liquori di cui i familiari ancora conservano le etichette che pubblicizzavano le bontà terapeutiche dell’”Elixir Coca” (un sorta di antesignano della Coca Cola che facilitava la digestione) e del Fernet Sechi capace di “eccitare l’appetito” e consigliato “contro le febbri malariche e a chi soffre di nervi e male di stomaco”. Tra le “invenzioni” anche l’aranciata “Pomona”, bevanda nel cassetto dei ricordi di generazioni di acquirenti. Erano davvero altri tempi...

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«Il primo caffè pasticceria nonno Pietro lo aprì sotto i Portici Crispo, dove c’è l’attuale Caffè Giordano, in società con il bolognese Bellei – prosegue Alessandro Sechi – . Poi, dopo la prima guerra mondiale, i due soci si separarono, e mio nonno, insieme con mio padre Giomaria rilevarono la “Gabbia” di piazza Azuni da Andry, della famiglia di armieri». Quel padiglione a vetri fu ritrovo fino al 1966 di clienti che vi sostavano tra un caffè e una partita a biliardo». A metà degli anni Trenta in via Luzzatti, nell’immobile di proprietà dell’allora podestà Medas, i Sechi aprirono il Caffè Novecento e il vicino laboratorio di pasticceria. Da allora l’azienda si è consolidata e ora conta 18 dipendenti. «Abbiamo aperto il bar e punto vendita di viale Italia nel 1997, nel 2000 abbiamo trasferito il laboratorio a Predda Niedda – prosegue Alessandro Sechi –. La nostra pasticceria, poi, può essere acquistata anche nei negozi convenzionati con noi». Al momento non nello storico locale all’angolo con piazza del Rosario. «A meno che non ci si metta d’accordo sia sulla gestione che sulla fornitura», conclude Alessandro Sechi. È aperto un contenzioso legale, ma anche da parte di Marco Sanna i toni sono accomodanti. «Io spero ancora di poter rimettere l’insegna con il nome Sechi».

Intanto ai 110 anni di attività ininterrotta della pasticceria ha dedicato una poesia Tino Grindi. Auguri in rima da un sassarese “in ciabi” a una realtà che continua a esistere. (p.f.)

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