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Sassari

Elezioni Aci, parte la caccia al “tesoro”

di Giovanni Bua
Elezioni Aci, parte la caccia al “tesoro”

È guerra aperta, a colpi di ricorsi e tesseramenti, tra l’uscente Mundula e una cordata non sgradita al gruppo di Alghero

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SASSARI. Un ricorso su cui il Tar si pronuncerà il 24 febbraio. Due cordate in lotta che, comunque vada, si confronteranno dopo pochi giorni. Ispezioni interne dall’esito controverso. Accuse di voler mettere le mani sul «ricco patrimonio immobiliare». Pacchetti di tessere contestati, che all’assemblea decisiva non potranno partecipare, sempre che anche su questo non si scateni la guerra.

La guerra. È la più classica e violenta delle bagarre precongressuali quella che da qualche mese sta andando in scena a Sassari, anche se l’oggetto del contendere non è un partito o un amministrazione da conquistare, ma un club, o meglio un ente pubblico non economico, che affonda le sue radici nella fine dell’800 e conta oltre un milione di soci.

Il club. Si tratta dell’Automobile Club d'Italia, che quest’anno rinnova la sua dirigenza in carica a Sassari dal 2012. Uno degli Aci provinciali più noti e potenti, nato nel 1926 e portato agli onori delle cronache dal suo storico e vulcanico presidente: il marchese Francesco Palici di Suni, per tutti don Franco, che lo guidò ininterrottamente dal 1951 per 40 anni, creando negli anni ’60 un vero e proprio impero. Risale agli anni del boom la creazione della rete degli impianti di carburante tutt’ora in gran parte esistente, come pure la creazione del campeggio La Mariposa ad Alghero e la costruzione della nuova sede principale dell’Ente, in viale Adua a Sassari, anch’essi ancora di proprietà del Club.

I beni al sole. Una gallina dalle uova d’oro insomma. Con l’Aci sassarese, nonostante clamorosi buchi di varia natura emersi e faticosamente risanati nell’ultimo ventennio (anche con la cessione al Pra di metà della sede di viale Adua), e la minacciata razionalizzazione statale alle porte, che rimane uno dei pochi in Italia, e sicuramente l’unico in Sardegna, ad avere “beni al sole”, oltre che le mani su eventi della portata della l’Alghero-Scala Piccada, e collaborazioni tecniche di primo livello al rally Costa Smeralda, al mondiale rally d’Italia, al rally Bocche di Bonifacio.

Le cordate. Abbastanza per far ingolosire molti e scatenare, con il possibile passo indietro dello storico presidente Stefano Mario Mundula, 86 anni, alla guida del consiglio direttivo initerrottamente dal 1996, un finimondo. Mundula però alla fine decide di ricandidarsi. E trova a fronteggiarlo una lista composta da Sandra Calvi, Francesco Fresu, Pierpaolo Musina, Alberto Sini e Giovanni Battista Bertolotti, tra cui, in caso di vittoria, dovrà uscire il nuovo presidente. Nomi difficilmente riconducibili a particolari cordate, e decisamente defilati in questa fase di grande tensione, ma non sgraditi al forte gruppo algherese in asse, pare, con i cugini barbaricini.

Il ricorso. Geografie e chiacchiere precongressuali a cui si aggiunge un’anomala quanto prevedibile impennata dei tesseramenti. Ma la vicenda lo scorso novembre degenera. La commissione elettorale dell’Aci, dopo varie sedute, decide di escludere la lista che sfida Mundula per alcune irregolarità procedurali sull’autenticazione delle candidature. Loro fanno prima un ricorso all'Aci nazionale, che manda un'ispezione il 31 dicembre il cui esito non è ancora chiaro. E poi si rivolgono al Tar, che blocca le elezioni in calendario il 15 gennaio e fissa la decisione nel merito per il 10 febbraio. Per poi far slittare tutto al 24 febbraio.

Il colpo di scena. Prima però arriva il coup de théâtredi Mundula, che decide di riammettere, qualunque sia la pronuncia del tribunale, la lista esclusa, e avvisa: «Ci sono interessi forti dietro queste elezioni. Ma io non sono uno che si tira indietro. E all’accusa di aver fatto fuori gli avversari per non voler competere rispondo ammettendo che la proceduta sull'autentica delle sottoscrizioni dei candidati e dei presentatori per quanto legittima era particolarmente restrittiva rispetto a quanto fanno altri Aci in Italia. E quindi faccio un passo indietro e riammetto la lista esclusa». Su quali siano questi interessi forti poi: «È evidente – choisa Munula – si tratta del patrimonio immobiliare dell’Aci sassarese, unico nel suo genere. Che ne fa una potenza a livello regionale». Potenza che potrebbe tornare utile se il progetto di fusione dei provinciali in un unico Ente dovesse andare in porto, con l’Aci sassarese che sarebbe ottimo trampolino di lancio per la presidenza regionale. La parola ora passa all’assemblea, visto che la sentenza del Tar dovrebbe limitarsi a prendere atto che è venuto meno l’oggetto del contendere. Il vantaggio di Mundula sembra evidente, sempre che la “guerra dell’Aci” non si sposti sui tesseramenti con gli sfidanti chiedono un voto «libero» per «voltare finalmente pagina».

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