La segnalazione di un operaio e degli studiosi
SASSARI. Circa 25 anni fa, un operaio che eseguiva dei lavori nella Basilica di San Gavino aveva avvistato l’urna in pietra poggiata sulla colonna. Erano in corso i lavori di rifacimento dell’impiant...
SASSARI. Circa 25 anni fa, un operaio che eseguiva dei lavori nella Basilica di San Gavino aveva avvistato l’urna in pietra poggiata sulla colonna. Erano in corso i lavori di rifacimento dell’impianto elettrico e l’attenzione del tecnico venne richiamata da quell’oggetto che aveva un coperchio in materiale friabile, forse legno. All’interno si vedevano chiaramente le ossa.
Si parlò immediatamente di un personaggio importante e - sospinto anche dalle voci popolari - il pensiero andò subito a chi (un millennio fa) aveva voluto la costruzione della Basilica su quel colle che dominava la città di Torres: il giudice Comita.
Una ipotesi affascinante che spinse Giancarlo Pinna, tra i più attenti studiosi della storia di Porto Torres, della Basilica e del Martiri Turritani, a scrivere una lettera (nel 2011) al vescovo di Sassari padre Paolo Atzei, all’allora sindaco di Porto Torres Beniamino Scarpa e al rettore dell’Università di Sassari Attilio Mastino. In pratica, un invito a procedere con le indagini «necessarie per aumentare la nostra conoscenza della storia della magnifica Basilica di San Gavino di Torres».
Nel 1999, proprio Giancarlo Pinna insieme all’epigrafista Giuseppe Piras - autore di numerosi studi e di pubblicazioni scientifiche - ebbe modo di vedere le ossa nell’urna. Tra l’altro, Piras nella sua attività di ricerca aveva acquisito un documento seicentesco e trovato delle foto degli anni ’40 in cui l’urna risultava vuota.
E fu sempre Giuseppe Piras a scoprire che l’urna era citata anche nel diario di scavo compilato dall’arcivescovo Gavino Manca de Cedrelles. (g.b.)
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