Fusione Aou: «Universitari pigliatutto»
Primari in agitazione incontrano Arru e Ganau: temono il colpo di mano dei direttori che vorrebbero la gestione dei reparti
SASSARI. Un po’ come il vecchio detto di Massimo d’Azeglio: “Abbiamo fatto l’Italia, ora dobbiamo fare gli italiani”. La storica citazione calzerebbe a pennello anche per l’Aou sassarese, che esiste sulla carta, ma che ha difficoltà ad attecchire nella testa delle persone. Infatti l’amalgama tra gli universitari e gli ospedalieri è ancora ben lontana dall’essere concretizzata: per ora siamo allo stadio della fusione a freddo. E a breve si arriverà ad una resa dei conti piuttosto rovente quando bisognerà fare delle scelte e sacrificare qualche primadonna: il Santissima Annunziata e le Cliniche confluiscono nell’Aou, sono un’unica struttura che fa assistenza e formazione, ci sono una serie di doppioni dipartimenti e primariati, e dunque la Regione dovrà scegliere a chi affidare la guida dei vari reparti. E qui la decisione non sarà semplice: ai direttori universitari o ai primari ospedalieri?
Questi ultimi nei giorni scorsi erano molto agitati e infatti ieri, dopo aver sollecitato subito un incontro chiarificatore, hanno avuto un faccia a faccia con l’assessore alla Sanità Luigi Arru e con il presidente del Consiglio regionale Gianfranco Ganau. L’argomento in sintesi era questo: gira voce che gli universitari vogliano fare l’asso pigliatutto. Che sia stata inviata a Cagliari una lettera dove i direttori dell’Ateneo alzano il tiro pretendendo un ruolo da protagonisti anche nei futuri assetti dell’Aou. D’altronde questa linea è emersa anche in una recente riunione alla quale hanno partecipati oltre un centinaio di universitari. E al tavolo di concertazione con la Regione vorrebbero arrivare portando una proposta così ambiziosa. L’interpretazione data alla legge 157 che regola la nascita delle aziende miste, è che dove esistono reparti funzionali alla docenza e alla formazione, allora la direzione spetta alla parte universitaria. Ma i primari hanno un punto di vista diametralmente opposto: ciò che conta è l’assistenza, e in questo versante non c’è partita. I numeri di ricoveri, pazienti, interventi, visite e prestazioni sfornate dall’Ospedale, è di gran lunga superiore all’attività svolta dalle Cliniche. Perciò visto che un ospedale deve prima curare e badare alla salute degli utenti, e poi in seconda battuta formare nuovi medici, allora i primari non ci stanno a farsi da parte. E in mezzo a questo braccio di ferro ci sta la Regione, che dovrà mediare tra le legittime istanze dell’una e dell’altra parte. Arru e Ganau ieri pomeriggio hanno cercato di tranquillizzare gli animi: hanno spiegato che la legge 157 non è per niente rigida, va interpretata e si presta ad essere adattata alle varie situazioni. Quindi quando si tratterà di scegliere tra un primario ospedaliero o un direttore universitario per la guida di un dipartimento o di una struttura complessa, a vincere dovrebbe essere il buon senso. Si guarderanno i curriculum, la professionalità, l’aspetto didattico, ma anche le necessità e i numeri dell’assistenza. E come è avvenuto nelle aziende miste delle altre città, l’intenzione è quella di arrivare a una soluzione che sta nel mezzo, il più possibilmente condivisa.
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