Poliziotti corrotti a Sassari, l’accusa: l’agente ha rubato i soldi al pusher

La “squadra” avrebbe coperto il collega Gianluca Serra sulle modalità dell’arresto di Lella

SASSARI. La “squadra” avrebbe mentito sull’antefatto dell’arresto di Roberto Lella, il 22 enne al quale Gianluca Serra è accusato di avere rubato cinquemila euro durante la perquisizione domiciliare seguita al suo arresto per detenzione di marijuana. Secondo la Procura, tutti i poliziotti sapevano che l’assistente capo aveva ricevuto una “soffiata” da un confidente, ma dopo l’operazione sottoscrissero un verbale in cui affermavano che erano arrivati a Lella per caso.

Un capitolo dell’ordinanza è dedicata alla falsità ideologica contestata all’ispettore capo Pier Franco Tanca e ai poliziotti Arianna Cossu Rocca, Angelo Marcomini, Costantino Carboni e Maurilio Meloni. I cinque parteciparono all’arresto di Roberto Lella e fu in quella circostanza che, secondo il pm, sparirono i cinquemila euro. Di questo presunto furto gli agenti non si resero conto. Di questo sia il sostituto procuratore Giovanni Porcheddu sia il gip Michele Contini sono convinti. Commentando al telefono le accuse di Roberto Lella sui soldi spariti, l’ispettore Tanca rasenta lo sdegno. «Eh dice che gli mancano cinquemila euro – riferisce a Serra –. Ho detto, ma tu sei tutto matto. Ho detto guarda, non dire un’altra parola sennò ti sto denunciando. Eh, ma poi si è tranquillizzato. Gli ho detto, occhio che ti becchi un altro anno per calunnia».

Tanca, che è indagato per avere protetto l’assistente capo fornendo false dichiarazioni al pm, si fida a tal punto di Serra da indignarsi con i colleghi della squadra Mobile quando scopre che indagano sui soldi spariti. «Cioè, in pratica questi ci hanno lavorato, hai capito? – dice a Serra dopo essere stato chiamato dal pm –. Con tutti i furti e le cose che succedono loro lavorano sui colleghi».

Il gruppo sapeva invece che dietro l’operazione c’era un informatore. Significativa, a questo riguardo una intercettazione tra Gianluca Serra e Arianna Cossu Rocca. «Ascò – dice Serra – mi ha chiamato Lorenzino. Ci vado adesso in moto. E quanto, mettiamo?». «Come vuoi, 50 o 70, come vuoi...» risponde Cossu Rocca» che secondo il gip «è evidentemente a conoscenza dell’identità dell’informatore e condivide la decisione di ricompensarlo per la notizia confidenziale ricevuta. Tuttavia concorda nel dare al pregiudicato una cifra modesta, quasi una mancia».

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