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Sassari

Agenti corrotti a Sassari, sospeso per due mesi l’ispettore Tanca

di Daniela Scano
Gli avvocati di Gianluca Serra escono dal palazzo di giustizia
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Gli avvocati di Gianluca Serra escono dal palazzo di giustizia

Il poliziotto è sospettato di avere mentito al pm per proteggere uno dei due assistenti capo arrestati per corruzione

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SASSARI. Due mesi di sospensione, dieci di meno rispetto a quelli chiesti dal sostituto procuratore Giovanni Porcheddu. L’ispettore Pier Franco Tanca non potrà esercitare le funzioni di pubblico ufficiale fino alla fine di ottobre. Il poliziotto più conosciuto tra i sette coinvolti nella inchiesta sulla presunta corruzione in questura paga con la sospensione il fatto di essere finito nelle indagini sugli assistenti capo Gianluca Serra e Marco Fenu.

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Dopo averlo ascoltato per più di due ore, e pare dopo avere dato atto che è stato molto collaborativo sulla presunta falsità ideologica contenuta in un verbale («ho controfirmato in buona fede» ha detto), ieri il gip Michele Contini ha ritenuto che a carico del poliziotto sussistano invece gravi indizi rispetto all’accusa di avere mentito al pm che lo interrogò sull’episodio da cui è scaturita l’inchiesta sui presunti casi di corruzione. I difensori di Tanca, gli avvocati Paolo Spano e Gianluigi Poddighe, ieri hanno informato il loro assistito del contenuto del provvedimento del gip e adesso valuteranno con lui l’eventualità di presentare ricorso al tribunale del riesame. Non si sa come l’ispettore abbia reagito alla sospensione. Lui, che fino all’ultimo ha creduto a Gianluca Serra, l’assistente capo che è la figura centrale dell’inchiesta, in questi giorni ha letto da addetto ai lavori l’ordinanza del giudice. E quindi ora conosce i retroscena delle indagini che riguardano il suo collaboratore e forse comincia a nutrire qualche dubbio sul poliziotto che ha difeso anche davanti al magistrato.

Pier Franco Tanca è accusato di falsità ideologica insieme con i quattro agenti che parteciparono all’arresto di Roberto Lella, il 22 enne al quale secondo le accuse Gianluca Serra rubò cinquemila euro durante una perquisizione domiciliare. Soldi secondo le accuse divisi dall’assistente capo con il parigrado Marco Fenu e con il pregiudicato 21 enne Lorenzino Fiori, che gli aveva dato l’informazione. Ora Fiori è in carcere (ma era già detenuto per la rapina al portapizze e per avere fiocinato la fidanzata) dove è stato raggiunto da uno dei due presunti complici di quel selvaggio pestaggio. Si tratta di Marco Sanna, 34 anni, sassarese. Mentre Fabrizio Pistidda, che attirò il portapizze in una trappola ma non partecipò al massacro, è agli arresti domiciliari nella sua abitazione. Secondo le accuse tutti gli agenti sapevano che l’operazione era frutto di una “soffiata”, invece scrissero un’altra ricostruzione dei fatti nel raporto di servizio.

Ma che Pier Franco Tanca, come del resto i suoi sottoposti, non sapesse niente dei soldi spariti a casa di Roberto Lella è provato dalle intercettazioni eseguite dalla squadra Mobile della questura.

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L’ispettore si fidava di Gianluca Serra al punto che fu proprio lui, il giorno della udienza di convalida dell’arresto di Lella per la detenzione di oltre due chili di marijuana, a informarlo che il giovane lamentava la sparizione di cinquemila euro. Dal tenore della conversazione telefonica emerge la buona fede dell’ispettore che quasi un anno dopo i fatti continua a non nutrire alcun dubbio su Serra. Al punto, è l’accusa della Procura, da mentire al sostituto procuratore della Repubblica che lo stava interrogando. Al punto da rivelare all’assistente capo il contenuto del colloquio con il pm. «Ti devo parlare urgentemente di una cosa delicata» disse al telefono a Gianluca Serra subito dopo essere uscito dall’ufficio di Giovanni Porcheddu. «Quel pezzente di Piliu (il sostituto commissario responsabile della sezione della Mobile che indagava sulla corruzione ndc). Ti ricordi il fatto di Lella? Cioè in pratica questi ci hanno lavorato, hai capito? Siccome non c’hanno da fare no? Con tutti i furti e le cose che succedono, loro lavorano sui colleghi».

Pier Franco Tanca era veramente indignato, ritenendo che la sua squadra fosse al centro di sospetti. Invece, secondo le accuse, stava inconsapevolmente dando informazioni preziose a un corrotto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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