La Nuova Sardegna

Sassari

Manca tutto, ospedale civile al collasso

di Giovanni Bua
Manca tutto, ospedale civile al collasso

Magazzini vuoti e passaggio di consegne tra Asl-Aou mai perfezionato: i pazienti vengono dirottati in altre strutture

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SASSARI. Urgenze del 118 dirottate in ospedali di altre province. Materiale, medico ma anche di consumo, ormai introvabile. Con capisala, medici e infermieri che spesso anticipano soldi di tasca loro per comprare varecchina, panni, detersivi e disinfettanti. Che mancano all’appello come la carta per gli asciugamani e i lettini da visita, le etichette per le provette, i toner per le stampanti. Oltre chiaramente a materiali e dispositivi medici indispensabili per poter effettuare diagnosi, terapia, interventi chirurgici.

È a un passo dal collasso l’ospedale Santissima Annunziata di Sassari: 463 posti letto e un passaggio dalla Asl alla Aou ancora tutto da digerire. Con la struttura sanitaria pubblica più grande dell’Isola che è stato consegnata all’azienda mista senza un contratto di fornitura valido, e con i magazzini vuoti. E il servizio acquisti dell’Aou che si è trovato a corto di personale per gestire la mole di lavoro arrivata, con enormi differenze organizzative da uniformare per la gestione degli acquisti, e soprattutto senza punti di riferimento per avere notizie su fabbisogni complessivi e aggregati di tutta la struttura.

Risultato: si procede a colpi di determinazioni dirigenziali “spot” a pelo di regolamento, nel disperato tentativo di accorciare i tempi e salvare il salvabile, con delibere inoltrate nel sistema regionale Sisar che spesso rimangono senza risposta per mesi. E i reparti dell’ospedale civile sassarese che si aggiustano come possono, con le coordinatrici che arrivano a contendersi il poco materiale presente nei magazzini a Predda Niedda, che vanno a prendere con le loro auto personali per portarlo nei reparti. E nel mentre la tensione sale, e l’emergenza aumenta.

Un esempio minimo che però da idea del massimo caos: al Santissima Annunziata non ci sono i toner per fotocopiatrici e stampanti. E nei reparti dove si adotta la cartella elettronica fare le dimissioni è diventato un’impresa. Il servizio acquisti dell’Aou però non ha idea di quante fotocopiatrici e stampanti esistano nell’ospedale, come ci siano entrate e a quali ditte appartengano. Anche volendo insomma (e considerando che per stipulare i nuovi contratti di fornitura esistono leggi ben precise e molto stringenti da rispettare con tempi tecnici non brevi, e soprattutto personale per organizzare il lavoro, che all’Aou è meno di un terzo di quelle che lo facevano in Asl) non saprebbero quanto e cosa comprare.

Difficile capire a chi tocchi chiarirlo. Da una parte infatti dovrebbe essere la direzione di presidio dell’ospedale a cercare di mettere un po’ d’ordine aggregando e uniformando le necessità dei vari reparti e sedendosi al tavolo con il servizio provveditorato dell’Aou per studiare una soluzione condivisa dei problemi. D’altro canto però i fabbisogni del materiale di consumo sarebbero dovuti essere trasmessi all’atto del passaggio dell’ospedale dai competenti uffici dell’Asl che hanno curato da anni la materia e partecipato alle operazioni di scorporo e ai vari tavoli tecnici di settore. La gestione dei magazzini infatti non è stata mai trattata dalla direzione di presidio ma da altri soggetti e uffici, che ora sono usciti completamente di scena. Con l’Asl che già da marzo aveva interrotto le fornitura nonostante il protocollo d'intesa fosse ancora in vigore.

Un incubo insomma, con disordine totale, rimpalli di responsabilità tra ospedale, Asl, Aou e Regione. Risorse all’osso e malati che nel mentre vengono dirottati in altre strutture.

L’ultima volta, la terza nel 2016, per l’impossibilità di svolgere interventi chirurgici per traumi cranici, con la Centrale Operativa del 118 che ha mandato i pazienti in una struttura fuori dalla provincia.

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