Nule e Santa Teresa, due drammi e un’unica causa: l’abuso di alcol
In aumento il consumo tra gli under 18: il fenomeno contagia anche le donne. I direttori del Serd: «Sostanza culturalmente accettata, ed è un grave rischio»
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SASSARI. È l’alcol il comune denominatore della tragedia di Santa Teresa e della strage mancata di Nule. Venerdì sera Matteo e Davide avevano ecceduto con il bere e proprio l’intenzione del primo di guidare l’auto in quelle condizioni ha fatto scoppiare la discussione con l’amico che si è trasformata in tragedia. E c’è sempre l’eccessivo abuso di alcol all’origine dell’incidente che ha causato il ferimento di 32 persone alla festa patronale di Nule: Dino Gattu, al volante dell’auto impazzita che ha travolto la folla, aveva infatti un tasso alcolemico cinque volte superiore al limite consentito. Insomma, il bere fino all’eccesso è un problema che riguarda tutte le fasce della società, giovanissimi e uomini maturi. Un fenomeno che oggi contagia anche le donne, soprattutto tra le under 18.
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Accessibile a tutti. «L’abuso di alcol è un problema sempre più diffuso – racconta Salvatore Carai, direttore del Serd della Asl di Olbia, un centinaio di trattamenti all’anno –. È sempre più evidente, ne siamo consapevoli, che gli adolescenti cominciano a bere a un'età precoce e consumano quantità preoccupanti di alcol. Il problema è che si tratta di una sostanza facilmente reperibile, costa poco ed è culturalmente accettata. In tutte le occasioni c’è l’alcol, dagli eventi di festa a quelli di lutto».
Danni sottovalutati. Vino, birra, liquori, cocktail, superalcolici sono parte integrante della quotidianità. «Ma non è vero che l’alcol fa bene, è un falso mito che va smontato – continua il numero uno del Servizio per le dipendenze di Olbia –. La molecola è nociva, punto e basta. L’alcol provoca danni che troppo spesso però vengono sottovalutati».
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Età più bassa. Il problema dell’abuso di alcol oggi è diffusissimo tra i giovanissimi. «I primi casi si presentano già a 13-14 anni – dice ancora Carai –. Rispetto al passato l’età si è notevolmente abbassata. E non c’è neanche più distinzione tra maschi e femmine. Fino a 15 anni fa era molto più facile riscontrarlo tra i ragazzi, mentre oggi bevono molto anche le giovanissime. I costi troppo bassi e la facilità con cui lo si può reperire sono alla base del problema. Senza contare che l’abuso può facilitare l’approccio a sperimentare altre sostanze».
Due fasce. Il fenomeno non conosce nemmeno confini geografici. Lo conferma Rosalba Cicalò, direttrice del Serd di Nuoro. «Abbiamo una doppia tipologia di utenti – spiega –. Da una parte la vecchia classe di etilisti, quelli che continuano a cavalcare la cultura mediterranea del bere. Che sono quelli degli spuntini, delle feste campestri, occasioni in cui l’alcol non manca mai. Da noi si beve sempre, dai battesimi alle veglie funebri, dalla nascita alla morte. Tra gli over 35 è ancora molto diffusa quella cultura che considera il vino come un alimento che nutre, scalda e addirittura guarisce l’anima».
Mix con le droghe. La seconda fascia riguarda i giovanissimi, dai 17 ai 30 anni. «È un fenomeno allarmante – spiega la Cicalò –, perché, a differenza dei più grandi, nei ragazzi troviamo l’alcol all’interno di una cornice in cui ci sono anche le droghe. I più giovani manifestano il disagio con il poliabuso, l’alcol facilita l’accesso ad altre sostanze. Un fenomeno che, a onore del vero, ho riscontrato più a Olbia, dove sono stata in passato, che a Nuoro, dove invece l’alcol è il problema prevalente».
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