Calancoi, a rischio le falde acquifere: rifiuti che bruciano nel sottosuolo

Combustione ancora attiva e temperatura elevata nelle viscere del terreno dal quale spuntano colonne di fumo. La polizia municipale ha parzialmente dissequestrato l'area per consentire gli accertamenti di un biologo e di un agronomo

SASSARI. Nel sottosuolo della discarica in località Lupinu, accanto all’area di Calancoi, c’è ancora combustione attiva. Nelle viscere la temperatura continua ad essere molto elevata, e ogni tanto la terra libera delle piccole colonne di fumo.

Cosa ribolle e stia bruciando là sotto, resta ancora un mistero. Infatti quel deposito di rifiuti autorizzato sino al 2003, ma che potrebbe aver continuato ad accogliere immondizia in maniera del tutto abusiva, è stata una discarica di rifiuti indifferenziati, prima di ospitare prevalentemente inerti e materiale di scarto proveniente dall’edilizia. Quindi quel rogo sotterraneo che da un mese continua a vivere, potrebbe alimentarsi con qualsiasi cosa.

Venerdì mattina i vigili urbani e il comandante Gianni Serra hanno dissequestrato provvisoriamente l’area che si estende per poco meno di cinque ettari, per consentire una serie di accertamenti tecnici. Sono stati rimossi i sigilli e due tecnici, un biologo e un agronomo, hanno potuto svolgere i rilievi. Sono stati utilizzati degli analizzatori per biogas e analizzatori per combusti, oltre alle telecamere a infrarossi.

All’inizio la maggiore preoccupazione si concentrava sulle eventuali emissioni di diossina e sulla presenza di monossido di carbonio, che gli strumenti hanno puntualmente confermato. Invece il rischio maggiore purtroppo è un altro: questa discarica privata, dove per diversi anni sono state riversate tonnellate di rifiuti solidi urbani, potrebbe essersi trasformata in una bomba ecologica. Il percolato potrebbe essersi insinuato sino a intercettare le falde acquifere.

L’inquinamento in questo caso sarebbe di enorme portata. Per ora si tratta di un sospetto piuttosto fondato, anche perché la quantità di materiale accumulato sembra notevole, e la discarica non è mai stata sottoposta a monitoraggi di sicurezza. Niente carotaggi, niente pozzi, nessuna analisi sulla potenziale compromissione ambientale.

La vicenda ha poi degli ulteriori sviluppi penali, e le indagini della polizia locale stanno procedendo. La discarica infatti avrebbe dovuto cessare la propria attività sin dal 2003, e i titolari avrebbero dovuto procedere alla messa in sicurezza e alla eventuale bonifica dell’area. Queste operazioni non solo non sono state svolte, ma da parte dei vigili urbani c’è la convinzione che questa discarica non abbia mai cessato l’attività, anche dopo che la concessione era scaduta. Infatti in molte porzioni di terreno non ci sono tracce di nuova vegetazione, come se il materiale di risulta venga scaricato di continuo e non consenta il ripristino spontaneo del verde. In più, proprio durante un recente sopralluogo degli agenti, un furgoncino carico di inerti è entrato all’interno della discarica con l’intenzione di rovesciare il materiale sul terrapieno. Per questo motivo i vigili urbani hanno presentato denuncia in Procura e hanno sottoposto i cinque ettari a sequestro penale.

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