Non oltraggiarono l’agente assoluzione dopo sei anni

Il poliziotto fuori servizio aveva ripreso gli imputati per un’infrazione stradale La discussione era proseguita davanti alla questura con minacce e insulti

SASSARI. Hanno dovuto attendere sei anni per veder trionfare le proprie ragioni, ma alla fine ne è valsa la pena. Sei anni di ansia, per quello che alla resa dei conti è sembrato solo un grande malinteso.

Sono stati assolti dall’accusa di oltraggio a pubblico ufficiale Raffaele Fanni, 34 anni e Davide Federighi, di 42, (entrambi sassaresi) dal giudice monocratico Cristina Arban che ha creduto alla loro versione dei fatti nonostante ad accusarli fosse un poliziotto. Era stato un agente di polizia infatti a denunciare i due uomini dopo una accesa discussione a pochi metri dalla questura nel mese di giugno del 2011. L’agente si stava recando a lavoro con la sua auto privata e vicino alla rotatoria di via Palatucci aveva notato un’infrazione dei due giovani a bordo di una Vespa e li aveva rimproverati. I due, non rendendosi conto inizialmente di avere a che fare con un poliziotto, avevano risposto al rimprovero. Durante lo scambio di “parole” i due uomini si erano resi conto che quello che sembrava un automobilista impiccione era in realtà un agente di polizia. Quando però avevano intravisto la divisa il poliziotto si era già rimesso in macchina e aveva proseguito il suo viaggio verso la questura. Fanni e Federighi avevano deciso di seguirlo per spiegare che si era trattato di un equivoco e gli erano andati dietro con la moto. E proprio in quel frangente, davanti alla questura, la situazione era degenerata.

I due si erano beccati una denuncia per oltraggio e il conducente della Vespa poco dopo si era visto recapitare anche un verbale della polizia stradale con 3000 euro di multa e 13 punti tolti dalla patente. Ieri finalmente, dopo sei anni di processo è arrivata l’assoluzione. I due uomini, difesi dall’avvocato Rita Vallebella, sono riusciti a convincere il giudice che non era loro intenzione oltraggiare l’agente. I colleghi di quest’ultimo, chiamati in aula a testimoniare, avevano detto al giudice di non ricordare niente dell’accaduto.

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