No a leadership imposte: niente spacca di più i gruppi
Mi guardano e parlano dal mio cellulare. Anche se non li voglio! Compaiono all’improvviso soprattutto nel mio momento, quello che Guccini lamentava di non aver più! Con i capelli ordinati, lo sguardo...
Mi guardano e parlano dal mio cellulare. Anche se non li voglio! Compaiono all’improvviso soprattutto nel mio momento, quello che Guccini lamentava di non aver più! Con i capelli ordinati, lo sguardo ammiccante e le barbe disegnate dicono cose come: “Hai paura del cambiamento? Ti spiego perchè!”, “C'è la crisi o sei in crisi?”, "Sei leader di te stesso?”, “Corri il rischio di trionfare!?”. Se non li vuoi sentire si sottotitolano: sono i motivatori 2.0. Impossibile sfuggire all'eccitazione di poter essere qualcosa di diverso da ciò che sono, finché… mia moglie non bussa alla porta del bagno. “C'è da portare il bambino a scuola”. Mesto ritorno alla realtà!
Questi slogan ruotano sul concetto di leadership. Concetto che non serve solo ad aumentare la distanza tra il Sé reale e il Sé ideale. I processi di leadership hanno un grande valore educativo e vale la pena per un allenatore/insegnante riflettere su alcuni aspetti, che troveranno in diversi articoli.
Il leader, parola inglese (to lead = condurre) è il processo finalizzato ad influenzare le attività di un gruppo o di un individuo verso degli obiettivi in una determinata situazione. Perciò la leadership per definizione non è una condizione stabile, ma può oscillare da una persona all’altra in base alle sfide cui il gruppo è sottoposto. Cioè durante la stessa partita di calcio possono emergere diverse figure di leader in differenti momenti dell'incontro; nelle diverse materie scolastiche possono esserci varie figure che “conducono” e nelle stesse famiglie alcune scelte sono maggiormente portate avanti da membri differenti.
Perciò vincolare un gruppo all’individuazione di un leader che proviene dall’alto può essere disfunzionale oltre che inutile. Un buon lavoro educativo facilita l’autoregolazione del gruppo che passa dall’individuazione flessibile del leader tra pari, in riferimento alla situazione e al bisogno specifico. L’individuazione da parte dell’adulto, tipo “fate decidere Francesco” o “Gianni, sei il mio vice quando io sono fuori” può non soddisfare il reale bisogno del gruppo stesso. Poche cose spaccano i gruppi (di sport, di comitiva, di lavoro) più della presenza di una leadership non riconosciuta e imposta e che si traduce nel sentirsi coordinati da una persona di cui non si riconoscono le competenze. Infatti, parafrasando Goulding nel “Signore delle mosche”: non sempre chi tiene in mano la conchiglia, realmente conduce il gruppo!
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