Processo per omicidi di Orune e Nule
SASSARI. L’avvocato Merlini sabato scorso primo aprile aveva concluso la sua arringa nel processo al tribunale dei minori contro il diciottenne di Nule. «Quel movente non esiste – aveva spiegato Merlini –, non è vero che Pinna ce l’aveva con Monni, non era stato lui a portargli via la pistola e non fu lui a picchiarlo ma un gruppo di orunesi del quale Monni non faceva comunque parte, quindi perché avrebbe dovuto ammazzarlo?».
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Secondo la ricostruzione degli inquirenti quella sera di dicembre Pinna importunò la fidanzata della vittima e scoppiò la lite. Il nulese tirò fuori una pistola che poi gli fu portata via. «Non da Monni però – aveva sostenuto Merlini – ecco perché non aveva alcun motivo per nutrire odio nei suoi confronti».
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Il legale era poi passato alla scomparsa di Stefano Masala, collocata dall’accusa il 7 maggio. Per il pm il 30enne fu “usato” dagli assassini: gli rubarono la macchina per poter raggiungere Orune la mattina dell’8, lo ammazzarono e fecero sparire il corpo per far ricadere su di lui le colpe del delitto.
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«E Pinna fece tutto questo in un’ora? – aveva domandato il legale – Lo dicono i carabinieri: “Tra le 21 e le 22”. Ma come poteva ucciderlo e nascondere il corpo in un punto tanto “complesso” in così poco tempo? La verità è che la notte del 7 Stefano era vivo, così come era vivo alle 21.30 dell’8. Era sul luogo dove è stata incendiata la sua auto, lo confermano i cani molecolari». E infine si sofferma su Taras, il supertestimone che disse di aver visto Cubeddu incendiare la Opel di Masala: «Nei suoi confronti era stata emessa, ma non eseguita, un’ordinanza di custodia. Dopo la confessione, stranamente, Taras non viene più arrestato...».
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