La piccola città verde giovane e dinamica
Per gli oltre diecimila abitanti una vita di qualità: molto verde e servizi Commercio ancora vivace. Piazza Aldo Moro: un progetto per completarla
SASSARI. Una piccola città green, giovane e dinamica. Carbonazzi e Serra Secca sono divisi da via Carlo Felice ma sono “vicini” che hanno molto in comune. In primo luogo i grandi spazi verdi, nonostante l’edilizia più recente abbia dato un “taglio” non indolore a una rigogliosa natura, soprattutto a Serra Secca. Poi la freschezza dell’età, visto che Carbonazzi è nata nei primi anni Ottanta e ancora più recenti sono gli altri insediamenti che si affacciano sull’altro lato lungo la direttrice per Osilo. Dinamica perché i suoi residenti la vivono e convivono sfruttando i servizi dell’uno e dell’altro rione. A Carbonazzi l’ultima conquista, che ormai è di sei anni fa, sono state le Poste, poi c’è il poliambulatorio dell’Asl all’ex ospedale Conti, e una vivace attività commerciale che forse qui ha conosciuto meno la crisi rispetto ad altre zone cittadine. Qui sono nati negozi che una volta cresciuti hanno scelto di spostarsi altrove per allargare la loro clientela.
Quartieri autarchici, insomma, che al loro interno trovano quello di cui hanno bisogno: un’autosufficienza per le necessità quotidiane, una buona qualità della vita che arriva oltre che dai servizi anche da un traffico di auto più leggero che altrove, da un aspetto gradevole di palazzi e villette per i quali gli abitanti hanno una cura particolare. Una vivacità che a Carbonazzi si respira sin da via Forlanini, nelle piazzette commerciali, nelle strade dove si concentrano negozi e bar. E poi ci sono le strutture sportive, dallo skateodromo, unico in città, ai campi di calcio e calcetto. Ma sono a poca distanza anche il Palasport di piazzale Segni e le piscine comunali. Per gli oltre diecimila abitanti un complesso di opportunità di cui fare tesoro. E allora non è un caso che si registra la tendenza, tra i giovani che qui sono cresciuti, a rimanere nel loro quartiere anche dopo aver lasciato la loro famiglia ed essersene creata una nuova.
«Carbonazzi è un esempio felice di integrazione tra edilizia popolare ed edilizia privata, tanto che a distanza di anni non c’è sostanziale differenza tra le due». Chi parla è Renzo Solmona, l’ingegnere che alla fine degli anni Settanta progettò il piano di zona 167. Palazzi a torre che si aprono a raggiera sulla piazza Aldo Moro, anche questa inserita in un progetto urbanistico che allora era di una assoluta novità per Sassari. «Era ancora in voga la tendenza di “scuola romana” a realizzare palazzi di edilizia pubblica che si snodavano ininterrotti lungo una stessa linea. Per Carbonazzi decidemmo invece di dare un’anima diversa agli alloggi popolari perché non volevamo creare un modello architettonico come “Le Vele” di Scampia».
Il nuovo assetto della zona è stato creato seguendo criteri innovativi per l’epoca . «Abbiamo separato il traffico pedonale da quello veicolare e tolto i parcheggi dalle strade prevedendo posteggi interni ai condomini – spiega Solmona –. E abbiamo aumentato la dotazione di verde che è una caratteristica di tutto il quartiere che poi si è sviluppato secondo queste direttrici anche nelle case delle cooperative e dei privati. se ne è così avvantaggiata la qualità architettonica complessiva con i risultati che possiamo vedere adesso. Carbonazzi ha la maggior quantità di giardino privato in città, solo la cooperativa Capriotti ne possiede un ettaro. Nei palazzi di edilizia popolare vivono 4500 persone – aggiunge il progettista – degli oltre diecimila del quartiere».
Però il progetto originario non è stato realizzato completamente. «Perché Carbonazzi assuma appieno una sua modernità occorre completare piazza Aldo Moro così come era stata ideata: sopraelevata e con attività commerciali e servizi che favoriscano la socializzazione. I finanziamenti pubblici si sono arrestati e così il mio studio sta lavorando a un project financing che possa attingere da capitali privati. Non è facile in questo momento ma ci proviamo e speriamo di poter portare a compimento quello che era il nostro obiettivo. Sarebbe il coronamento di un’idea progettuale in cui abbiamo creduto e continuiamo a credere». Che la piazza sia un’incompiuta è evidente. A dargli vivacità e coloro i murales sui palazzi che vi si affacciano realizzati dal writer Blu. Ma forse non basta.
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