Sassari, un bimbo su 2 vittima di cyberbullismo

Un’indagine realizzata nelle scuole su studenti tra i 10 e i 13 anni rivela uno spaccato preoccupante del fenomeno web

SASSARI. Il 51 per cento dei bambini di dieci anni subisce vessazioni attraverso la rete, il 29 viene molestato con messaggi sul telefonino, l’11 per cento assiste impotente alla pubblicazione di foto personali senza alcuna autorizzazione. Nel 2 per cento dei casi, invece, vede diffuso in rete un filmato umiliante subìto a proprio danno. Sono i risultati allarmanti di un’indagine realizzata nel Sassarese dagli operatori dell’associazione Babele, dalla quale emerge chiaramente che il cyberbullismo ha ormai raggiunto, anche a Sassari, le proporzioni dell’emergenza sociale.

La ricerca, realizzata tra il 2015 e il maggio di quest’anno, grazie alla collaborazione di 405 studenti tra i dieci e i 13 anni, ha interessato alcune scuole elementari e medie di Sassari, Porto Torres, Castelsardo, Sorso, Sedini e Perfugas. Il risultato finale è stato illustrato mercoledì pomeriggio, durante una conferenza, nei locali del V Circolo di via Gorizia, dagli autori Maria Isabel Espinosa Arronte (ricercatrice universitaria), dalla psicologa Maria Margherita Spanu e dal pedagogista Vincenzo Lupino.

Per due anni i ricercatori hanno monitorato le scuole del territorio attraverso questionari che, in forma anonima, hanno restituito una realtà sconcertante sulla quale occorre intervenire subito e con strumenti efficaci. Per fortuna il 41 per cento dei ragazzi ne parla con i genitori e l’11 con gli insegnanti, ma c’è un altro 11 per cento che dichiara di vendicarsi allo stesso modo passando da vittima ad aggressore. I genitori sono i primi chiamati a vigilare sulle azioni dei figli, ma questo non è sempre possibile perché molti dicono di essere impreparati a causa della scarsa o nulla conoscenza del mezzo tecnologico. Del resto, «tenere un bambino lontano dalla tecnologia è impossibile – spiega Vincenzo Lupino – la rete è un’opportunità, un luogo virtuale in cui si stabiliscono relazioni, si fanno le ricerche, si vive, ma bisogna evitare che diventi motivo di sofferenza proprio come sta accadendo oggi». La percentuale di piccoli studenti che accede alla rete è notevole: l’81 per cento dei bambini di 10 anni usa regolarmente uno smartphone, valore che supera il 90 per cento nella fascia d’età fra gli 11 e 13 anni.

«La questione – prosegue Maria Isabel Espinosa Arronte – non è tanto la conoscenza tecnologica, quanto il problema pedagogico, occorre educarli all’uso consapevole della rete mettendoli al corrente, da subito, dei potenziali danni che si possono commettere con l’utilizzo sbagliato». Poi, è ovvio, servono programmi specifici di educazione e qui la scuola e gli insegnanti sono chiamati a svolgere un compito delicato. Per un bambino o un ragazzo vittima di cyberbullismo è un’esperienza di grande sofferenza dai danni incalcolabili: «Si va dalla diminuzione dell’autostima, alla vergogna, fino ai casi estremi di isolamento e perdita di contatto con il gruppo amicale». Non sta certo meglio l’autore di queste azioni perché, come rimarcano i pedagogisti, «Il cyberbullo è certamente un individuo con problemi che va ugualmente seguito, ma in modo diverso, da chi subisce il suo comportamento sbagliato».

È evidente che l’alleanza tra la famiglia e la scuola è indispensabile per far fronte a quella che ormai è diventata un’emergenza sociale. «Seguire i ragazzi è fondamentale perché la comunicazione con i figli e con gli insegnanti è determinante per arginare il fenomeno – concludono gli autori della ricerca - un rischio molto concreto, una forma di bullismo evoluto e micidiale a cui i nostri ragazzi sono potenzialmente esposti». Gli operatori di Babele hanno realizzato anche una bella guida, molto chiara, in cui sono indicati preziosi suggerimenti per i genitori. Il volumetto “Vita online degli adolescenti e cyberbullismo”, si può scaricare dal sito dell’associazione www.associazionebabele.com o richiedere via mail scrivendo a: associazionebabele@virgilio.it

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