Approvato il Piano del centro storico

Stabilisce con regole certe tutti gli interventi urbanistici praticabili e rappresenta un’occasione di rilancio della città murata

SASSARI. La città murata, la casa dei sassaresi passata dai 40mila residenti degli anni ’50 e ’60 ai 7mila odierni, di cui 2mila (numeri sottostimati) extracomunitari, ha ora una concreta speranza di rinascita.

Ad alimentarla il Piano particolareggiato per il centro storico, approvato a maggioranza nella seduta del Consiglio comunale di martedì. Che ora, dopo un passaggio tecnico in Regione e la pubblicazione nel Buras, si appresta a diventare definitivamente operativo.

«Un lavoro complesso e importante – spiega l’assessore alle Politiche per la pianificazione territoriale e all’Edilizia privata, Alessandro Boiano – finalmente arrivato a conclusione. Quello che consegniamo alla città è uno strumento completo e approfondito. Con dentro idee di sviluppo chiare per il centro cittadino, ma soprattutto indicazioni dettagliate per tutti i privati che vogliano investire nelle loro abitazioni o attività. Finalmente sarà chiaro cosa si può fare, dove si può farlo. E si potranno soprattutto mettere in campo interventi migliorativi senza tradire il tessuto storico del nostro meraviglioso centro».

Boiano è l’ultimo assessore (prima di lui Gianni Carbini) a prendere in mano il testimone di un progetto mastodontico, frutto di quasi 10 anni di impegno di un pool multidisciplinare di professionisti.

Centinaia di pagine di analisi e schede, sui colori delle facciate, la composizione chimica degli intonaci, le pavimentazioni e gli arredi. Di catalogazione dei particolari architettonici interni ed esterni, del prospetto, della tipologia funzionale di ogni singolo edificio. E poi l’inquadramento storico, paesaggistico, normativo, di ogni metro quadrato della città murata.

Città murata che il piano particolareggiato del centro storico ha suddiviso in nove comparti, dentro cui ha individuato ben 3.600 edifici, per i quali sono previsti singoli studi di dettaglio che confluiscono in una mappa “delle possibilità”, dove per ogni singola particella si può scoprire se può esser fatta manutenzione ordinaria, straordinaria, restauro conservativo, restauro, ristrutturazione conservativa, demolizione e ricostruzione, sopraelevazione, ampliamento, nuova costruzione, demolizione. C’è poi la possibilità di creare edifici di residenzialità pubblica. Il privato, cioè, potrebbe cedere una parte dell'edificio a questo scopo, ottenendo in cambio una premialità nei volumi.

Il tutto corredato dalla possibilità, seguendo un preciso iter, di trasformare i piani terra in garage. Da quella di costruire in alcuni vani scala non di pregio gli ascensori. E dal numero di possibili demolizioni schizzato da 90 a 246, con l’idea di non ricostruire dove possibile, aprendo polmoni d’aria e di spazio nel soffocante reticolo del centro storico.

Una grande occasione per il privato che sarà supportata per ciascun comparto da un progetto pilota che prevede il coinvolgimento del privato e del pubblico, da soli o assieme, per la realizzazione di servizi per la collettività. Il piano ad esempio ripropone il parcheggio interrato in piazza Mazzotti, e quello di piazza Università, un grande parco urbano nella Valle del Rosello, un sistema culturale monumentale nel comparto del Duomo e in quello di piazza Azuni -Mercato, una grande scommessa sulla scuola a San Donato. E ancora idee e suggestioni per Quadrato Frasso e Sant’Apollinare.

Tutto insieme in un “grande libro delle possibilità” che prima di tutto i cittadini sono chiamati a trasformare in realtà.

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