Copagri contraria alla vendita di Surigheddu e Mamuntanas

La Confederazione dei produttori chiede che le aziende vengano affidate a giovani agricoltori L’organizzazione denuncia il rischio di possibili operazioni speculative da parte di latifondisti

ALGHERO. Il direttivo di Copagri Nord Sardegna è nettamente contraria alle vendita delle aziende agricole di Surigheddu e Mamuntanas, operazione «a rischio di pura speculazione, a quattro chilometri dal mare e a un chilometro dall’aeroporto». Ma il rischio speculazione non è l’unica criticità denunciata dai vertici provinciali di Copagri, secondo i quali anche il prezzo di vendita non è in linea con il valore delle due aziende per cui, sostiene ancora la Confederazione dei produttori agricoli, sono necessari «accurati accertamenti per possibili danni erariali».

Copagri non si limita però a chiedere alla Regione la sospensione delle procedure di vendita di Surigheddu e Mamuntanas ma propone che le aziende non solo non debbano essere vendute ma «concesse in affitto a giovani agricoltori» aziende «frazionate in lotti da 25 ettari, con indirizzi produttivi ben precisi e sostenuti da fondi messi a disposizione dalla polituche comunitarie, aziende che darebbero occupazione a non meno di 90 giovani» mentre gli immobili (17mila e 500 metri quadrati) dovrebbero essere ceduti sempre in affitto a imprenditori del settore turistico «attraverso appositi bandi pubblici, per la realizzazione di residence destinati all’accoglienza turistica rurale che anche in questo caso darebbero lavoro a non meno di 100 persone».

Copagri analizza l’intera vicenda (a partire dall’acquisizione delle due aziende da parte dell’Ersat) e ritiene incoerente l’atteggiamento della Regione che prima pubblica un bando destinato ai giovani imprenditori sotto i 40 anni, ma poi mette in vendita le due aziende. Inoltre Copagri ravvisa una «palese e inspiegabile contraddizione in merito» poiché «non appaiono atti o delibere che contengono indirizzi politici che vincolino i possibili acquirenti a indicare il numero delle persone da occupare, gli indirizzi produttivi e la valorizzazione storico ambientale del compendio agricolo». «Si può quindi affermare che dietro tale decisione possa verificarsi un commercio “al buio” – sostengono Paolo Ninniri e Tore Piana, presidente e vice presidente di Copagri Nord Sardegna – senza indirizzo alcuno di futura conduzione, col rischio reale che ad acquistare le due aziende possa essere un latifondista, interessato a una possibile operazione di speculazione, scevra da qualsiasi ricaduta occupazionale, produttiva, storica, ambientale e agricola».

Copagri chiede quindi che venga attivato un tavolo di discussione con le associazioni di categoria e con gli enti locali, per affidare la conduzione di Surigheddu e Mamuntanas a giovani agricoltori sardi, e che l’argomento vengo inserito all’ordine del giorno del Tavolo Verde istituito di recente dall’assessorato regionale all’Agricoltura. (p.s.)



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