«Picchiata davanti a tutti ma nessuno mi ha difeso»
di Daniela Scano
Ventenne nigeriana aggredita da un uomo davanti allo sportello Postamat «Gridava “negra di m..., tornatene al tuo paese”. La gente guardava e rideva»
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SASSARI. Molti testimoni hanno assistito alla scena. Un uomo afferra una ragazza per i capelli, la strattona, la picchia, la insulta, la fa cadere. Lei pesa meno di cinquanta chili ma si difende con le unghie e con i denti, letteralmente. Non importa quale sia stato il motivo che ha scatenato tanta violenza. È sulla violenza che bisogna concentrare l’attenzione. Sulla brutalità che esplode per strada e anche su qualcosa di più preoccupante, se vero. «La gente guardava e rideva» racconta la ragazza. È successo lunedì mattina in via Bogino, a pochi passi dall’ufficio postale. Lei è di nazionalità nigeriana, parla malissimo l’italiano, dimostra meno dei suoi vent’anni e ha trascorso gli ultimi tre a Sassari. L’altra mattina, racconta, nessuno l’ha aiutata mentre veniva percossa brutalmente da uno sconosciuto. «Mi ha gridato “negra di m..., tornatene al tuo paese – dice –. Ha anche detto che avrebbe chiamato la polizia e mi avrebbe fatto portare via. Invece la polizia l’ho chiamata io».
In difesa della ventenne è sceso l’esercito indignato della Rete delle associazioni sassaresi. Il tam tam è partito sui gruppi whatsapp e si è propagato nei social. Questa storia, dicono i volontari, non può essere “archiviata” come una lite banale.
Ieri pomeriggio due volontarie hanno accompagnato la ragazza in redazione e hanno tradotto il suo racconto. L’uomo che l’ha picchiata non si sa chi sia, ma ancora per poco. Ieri mattina la squadra mobile della questura ha infatti preso in consegna le registrazioni delle telecamere dell’ufficio postale, puntate proprio sullo sportello postamat. Per il momento quindi c’è solo il racconto di lei e un certificato medico che le assegna cinque giorni di cure «per contusioni multiple da riferita aggressione».
«Dovevo prelevare contanti e ho aspettato il mio turno – racconta la giovane –. Davanti a me c’era solo una signora. Ho visto due uomini poco più avanti sul marciapiede, ma non sembravano in fila per il Postamat. È successo all’improvviso: quando ho estratto dal portafoglio la tessera, uno di questi me l’ha strappata di mano, l’ha piegata e l’ha buttata per terra. Urlava “voglio vedere se ti rompo la carta come fai a prendere i soldi”. E anche “vai al tuo paese, vaffanculo, non abbiamo bisogno di te in questo paese. Tornatene al tuo paese, negra di merda”. Poi mi ha afferrato per i capelli e mi ha colpito. Per difendermi l’ho morsicato».
«L’ufficio postale era aperto e c’era tanta gente ma nessuno mi ha aiutato, anzi qualcuno rideva – racconta la donna –. Ho chiesto che chiamassero la polizia ma non lo hanno fatto. Quando sono arrivate la volante e l’ambulanza, qualcuno mi ha aiutato a raccogliere gli oggetti che erano caduti a terra. Ma prima, mentre lui mi stava colpendo, c’è stato chi mi ha tenuto ferma. Non hanno fermato lui che mi picchiava, hanno trattenuto me».
La ragazza è stata soccorsa dal personale del 118 che l’ha portata in ospedale. Dalla sala d’aspetto del Santissima Annunziata l ha chiamato le volontarie di una delle associazioni di volontariato che l’assiste da anni.
«Siamo arrivate in ospedale verso le 18 e l’abbiamo trovata seduta in un angolo, tremante, sotto choc – raccontano le volontarie che l’hanno accompagnata in redazione –. Continuava a piangere e a chiederci cosa avesse fatto di male. “Io non creo problemi” diceva, ed è vero: è una ragazza molto tranquilla, mite».
Ieri mattina, accompagnata da un avvocato della Rete, la ventenne è andata in questura e ha presentato un esposto. La squadra mobile ha già acquisito i video e lei aspetta che la chiamino, se e quando l’uomo che l’ha colpita sarà stato identificato. «Cosa vorrei dirgli? Niente, non c’è niente da dire. E non voglio dire niente neppure alle persone che hanno assistito senza intervenire» risponde stringendosi nelle spalle esili. Non ha avvertito neppure la sua famiglia in Nigeria «perché tanto non possono fare niente per aiutarmi». La volontaria le fa una carezza leggera di madre e lei finalmente sorride. «Sono felice – dice – perché credevo che nessuno mi aiutasse, invece ci sono loro...».
In difesa della ventenne è sceso l’esercito indignato della Rete delle associazioni sassaresi. Il tam tam è partito sui gruppi whatsapp e si è propagato nei social. Questa storia, dicono i volontari, non può essere “archiviata” come una lite banale.
Ieri pomeriggio due volontarie hanno accompagnato la ragazza in redazione e hanno tradotto il suo racconto. L’uomo che l’ha picchiata non si sa chi sia, ma ancora per poco. Ieri mattina la squadra mobile della questura ha infatti preso in consegna le registrazioni delle telecamere dell’ufficio postale, puntate proprio sullo sportello postamat. Per il momento quindi c’è solo il racconto di lei e un certificato medico che le assegna cinque giorni di cure «per contusioni multiple da riferita aggressione».
«Dovevo prelevare contanti e ho aspettato il mio turno – racconta la giovane –. Davanti a me c’era solo una signora. Ho visto due uomini poco più avanti sul marciapiede, ma non sembravano in fila per il Postamat. È successo all’improvviso: quando ho estratto dal portafoglio la tessera, uno di questi me l’ha strappata di mano, l’ha piegata e l’ha buttata per terra. Urlava “voglio vedere se ti rompo la carta come fai a prendere i soldi”. E anche “vai al tuo paese, vaffanculo, non abbiamo bisogno di te in questo paese. Tornatene al tuo paese, negra di merda”. Poi mi ha afferrato per i capelli e mi ha colpito. Per difendermi l’ho morsicato».
«L’ufficio postale era aperto e c’era tanta gente ma nessuno mi ha aiutato, anzi qualcuno rideva – racconta la donna –. Ho chiesto che chiamassero la polizia ma non lo hanno fatto. Quando sono arrivate la volante e l’ambulanza, qualcuno mi ha aiutato a raccogliere gli oggetti che erano caduti a terra. Ma prima, mentre lui mi stava colpendo, c’è stato chi mi ha tenuto ferma. Non hanno fermato lui che mi picchiava, hanno trattenuto me».
La ragazza è stata soccorsa dal personale del 118 che l’ha portata in ospedale. Dalla sala d’aspetto del Santissima Annunziata l ha chiamato le volontarie di una delle associazioni di volontariato che l’assiste da anni.
«Siamo arrivate in ospedale verso le 18 e l’abbiamo trovata seduta in un angolo, tremante, sotto choc – raccontano le volontarie che l’hanno accompagnata in redazione –. Continuava a piangere e a chiederci cosa avesse fatto di male. “Io non creo problemi” diceva, ed è vero: è una ragazza molto tranquilla, mite».
Ieri mattina, accompagnata da un avvocato della Rete, la ventenne è andata in questura e ha presentato un esposto. La squadra mobile ha già acquisito i video e lei aspetta che la chiamino, se e quando l’uomo che l’ha colpita sarà stato identificato. «Cosa vorrei dirgli? Niente, non c’è niente da dire. E non voglio dire niente neppure alle persone che hanno assistito senza intervenire» risponde stringendosi nelle spalle esili. Non ha avvertito neppure la sua famiglia in Nigeria «perché tanto non possono fare niente per aiutarmi». La volontaria le fa una carezza leggera di madre e lei finalmente sorride. «Sono felice – dice – perché credevo che nessuno mi aiutasse, invece ci sono loro...».
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