Killer freddi e spietati traditi da una microspia

Le ricerche di Manuel Careddu e i tre arrestati maggiorenni

Un appuntamento trappola per attirare Manuel Careddu sulle rive del lago. Dal cofano dell’auto tirano fuori picconi e funi. Poi ripartono senza di lui

GHILARZA.

Fredde e impassibili, col ghiaccio nelle vene, cinque figure si muovono su un palcoscenico purtroppo reale. Sono ragazzini, ma agiscono come se fossero esperti killer di organizzazioni criminali assetate di sangue e denaro o i loschi figuri di una qualche bidonville in cui la vita umana vale meno, molto meno di un pugno di euro. E infatti i cinque assassini si lasceranno dietro di sé una vittima per un debito da cento, forse duecento euro, che non volevano pagare.

Freddi e impassibili fanno cadere la loro preda nella trappola studiata a tavolino nei giorni precedenti al delitto, poi portano a termine il lavoro. Mossa per mossa, passo per passo. E se non fosse stato per quella microspia che già si trovava nella macchina usata per il delitto di Manuel Careddu, magari oggi tutto sarebbe ancora avvolto dalla nebbia.

I punti fermi. La prima certezza è anche la più difficile da mandar giù. Ancora ieri il corpo del diciottenne di Macomer scomparso e ucciso la sera dell'11 settembre non si trova. Dalle acque del lago Omodeo o dalle sponde immediatamente vicine al luogo in cui si è consumato il delitto non affiora il cadavere. Sperare di trovare ancora in vita il ragazzo è pura illusione. Non ci sono più solo le intercettazioni a dirlo, per quanto esaustive e scioccanti. Più d'uno dei ragazzi colpiti dal provvedimento di fermo emesso dalla procure di Oristano e da quella per i minori di Cagliari ha non solo confermato la circostanza dell'omicidio, ma ha anche indicato il luogo in cui il delitto sarebbe avvenuto. Da lì, ieri, in un tratto al confine tra i Comuni di Ghilarza e Soddì hanno ripreso il lavoro i carabinieri del Reparto Operativo coordinati dal colonnello David Egidi e dal maggiore Mariano Lai, quelli dell'intero comando provinciale di Oristano agli ordini del colonnello Domenico Cristaldi, i reparti speciali dei Cacciatori di Sardegna comandati dal maggiore Alfonso Musumeci e i militari della Compagnia di Ghilarza guidati dal capitano Massimo Fornasier, sotto la regia del procuratore Ezio Domenico Basso.

Le ore dell'omicidio. È però ad Abbasanta che l'azione conclusiva dei cinque amici, finiti in carcere due giorni fa, inizia l'11 settembre. Alla stazione dei treni, dove c'è anche la fermata dei pullman, Manuel Careddu arriva da Cagliari dopo le 20. È stato attirato lì da G.C., la diciassettenne che ha una parte di primo piano in tutta la vicenda. Concorda un incontro con lui prospettandogli il pagamento del debito che i cinque hanno contratto con lui per questioni di piccolo spaccio di droga. G.C, non è però sola. Alla stazione di Abbasanta ci sono anche l'altro diciassettenne C.N. e i ventenni Matteo Satta e Christian Fodde, proprietario dell'auto con la "cimice" perché il padre Maurizio è indagato per l'omicidio dell'allevatore Mario Atzeni avvenuto a settembre del 2017 nelle campagne tra Abbasanta e Ghilarza. Ovviamente né il padre né il figlio sanno che su quella macchina c'è la microspia che i carabinieri avevano piazzato tempo addietro nella speranza di venire a capo della prima indagine.

Dalla stazione all'Omodeo. Quando Manuel Careddu sale in auto la sua fine è scritta. I quattro gli spiegano che per avere i soldi bisogna arrivare in un terreno sulle rive dell'Omodeo dove li aspetta chi può pagare. Non è vero, ma il giovane di Macomer si convince. Con lui in macchina ci sono i due minorenni e Christian Fodde che si mette alla guida. Matteo Satta invece resta a terra e tiene con sé i telefonini del gruppo per evitare che il segnale agganci le celle nel luogo in cui devono agire: vogliono far risultare di essere stati a Ghilarza sino a missione compiuta per avere l'alibi. Intanto nel terreno in riva al lago compare il quinto ragazzo, è Riccardo Carta che aspettava tutti lì. Manuel Careddu scende assieme a Christian Fodde e C.N., dentro rimane G.C. che non assiste all'esecuzione. I ragazzi aprono il cofano e tirano fuori una scatola con zappe, picconi, delle funi e attrezzi da campagna - le armi? -. Poi silenzio perché la scena si sposta all'esterno e la microspia non registra. Passa del tempo e l'auto riparte, ma a bordo non c'è più Manuel Careddu. Sembrano frammenti di delitti con corpi che spariscono nelle acque dell'Hudson a New York o in quelle del Mystic a Boston. No, sono quelle del lago Omodeo.

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