La mappa dei crimini: uno su tre nel cuore antico
Una urbanista mette in fila dieci anni di notizie tra aggressioni, spaccio, furti e danneggiamenti
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SASSARI. A volte è difficile distinguere la percezione dalla realtà, la cronaca dalla narrazione. Soprattutto per chi della rinascita del cuore della città antica ha fatto una missione. Eppure il sogno, iniziato negli anni ’90, costruito su iniziative culturali, piani di integrazione, case acquistate e vie strappate metro per metro all’antico, e per certi versi dimenticato, degrado, segna il passo. E nelle crepe dei grandi progetti che non decollano, della crisi che morde più duro che altrove, degli affari “spregiudicati” di chi ha accaparrato a due soldi interi palazzi per trasformarli in dormitori illegali, delle serrande che si abbassano per non rialzarsi più, si è insediata una microcriminalità spesso silenziosa, ma non per questo meno dannosa, meno letale.
A fotografarla una accurata ricerca dell’urbanista Francesca Zinchiri, guidata dalla professoressa del Dadu Alessandra Casu, che ha messo in fila le notizie di reato degli ultimi 10 anni (fino a febbraio 2018) raccolte sulla pagina della Nuova, le ha classificate, geolocalizzate, analizzate. E, pur denunciando i limiti di dati giornalistici e non ufficiali, ha scoperto che su 1680 resti rilevati (0.81 al giorno nei primi mesi del 2018) 560 sono avvenuti al centro storico.
Reati imputabili principalmente a sassaresi, giusto per non cadere in facili luoghi comuni, con gli “offender” che sono locali in 306 casi su 405. Ma che, a fronte di una comunità numerosa e integrata residente (l’11,84% a fronte di un dato cittadino del 2,19) dimostrano la presenza di un gruppo ben preciso di nazionalità nigeriana (chiaramente marginale rispetto alla comunità) che pesa per l’11,85% delle notizie di reato raccolte, rispetto a un dato cittadino del 4,71%.
I reati sono principalmente l’aggressione (173, il 30% del totale), lo spaccio (130), il furto (110), il danneggiamento (74) la violenza sessuale o prostituzione (13).
Interessante la mappa della “propensione alla sicurezza”, che dimostra che la gran parte delle zone “calde” coincidano con piani terra vuoti, e cioè non occupati da abitazioni o negozi (su 430 locali adibiti ad attività commerciali solo 218 sono utilizzati). Che la gran parte dei palazzi della città murata oscillino tra il mediocre e il fatiscente. E che esistano pochissime aree verdi ma grandi spazi inutilizzati che potrebbero essere recuperati.
Da segnalare infine la composizione dei residenti, che ben fotografa l’unicità del cuore antico di Sassari: i laureati sono il 17,5%, molti più del resto della città (13), ma sono molto meno i diplomati e quelli in possesso di licenza media, con un indice di analfabetismo (1,69%) più che doppio rispetto al resto della città. «Un dato – spiega la ricerca – che mostra come questa area presenti un elevato grado di vulnerabilità e disagio sociale». (g.bua)
A fotografarla una accurata ricerca dell’urbanista Francesca Zinchiri, guidata dalla professoressa del Dadu Alessandra Casu, che ha messo in fila le notizie di reato degli ultimi 10 anni (fino a febbraio 2018) raccolte sulla pagina della Nuova, le ha classificate, geolocalizzate, analizzate. E, pur denunciando i limiti di dati giornalistici e non ufficiali, ha scoperto che su 1680 resti rilevati (0.81 al giorno nei primi mesi del 2018) 560 sono avvenuti al centro storico.
Reati imputabili principalmente a sassaresi, giusto per non cadere in facili luoghi comuni, con gli “offender” che sono locali in 306 casi su 405. Ma che, a fronte di una comunità numerosa e integrata residente (l’11,84% a fronte di un dato cittadino del 2,19) dimostrano la presenza di un gruppo ben preciso di nazionalità nigeriana (chiaramente marginale rispetto alla comunità) che pesa per l’11,85% delle notizie di reato raccolte, rispetto a un dato cittadino del 4,71%.
I reati sono principalmente l’aggressione (173, il 30% del totale), lo spaccio (130), il furto (110), il danneggiamento (74) la violenza sessuale o prostituzione (13).
Interessante la mappa della “propensione alla sicurezza”, che dimostra che la gran parte delle zone “calde” coincidano con piani terra vuoti, e cioè non occupati da abitazioni o negozi (su 430 locali adibiti ad attività commerciali solo 218 sono utilizzati). Che la gran parte dei palazzi della città murata oscillino tra il mediocre e il fatiscente. E che esistano pochissime aree verdi ma grandi spazi inutilizzati che potrebbero essere recuperati.
Da segnalare infine la composizione dei residenti, che ben fotografa l’unicità del cuore antico di Sassari: i laureati sono il 17,5%, molti più del resto della città (13), ma sono molto meno i diplomati e quelli in possesso di licenza media, con un indice di analfabetismo (1,69%) più che doppio rispetto al resto della città. «Un dato – spiega la ricerca – che mostra come questa area presenti un elevato grado di vulnerabilità e disagio sociale». (g.bua)
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