Grasso ricorda Emanuela Loi

L’ex presidente del Senato all’inaugurazione del monumento dedicato alle vittime della mafia

PORTO TORRES. Davanti all’ingresso della scuola media Il Brunelleschi da ieri è visibile il monumento dedicato a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e alla poliziotta Emanuela Loi. Lo hanno realizzato gratuitamente degli artigiani locali, su richiesta della Consulta dei genitori dell’Istituto comprensivo numero 1, e a inaugurare l’opera erano presenti il senatore Pietro Grasso (ex procuratore aggiunto della Direzione nazionale antimafia), il fratello e la sorella di Emanuela Loi e il questore di Sassari Diego Buso. La frase sul monumento, “Se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo”, racconta di quegli eroi semplici del nostro tempo che hanno immolato la propria vita per difendere i valori di libertà, giustizia e legalità. L’evento è cominciato nel Giardino dei giusti della scuola media ed è proseguito all’interno del PalaMura alla presenza di centinaia di studenti e delle autorità civili. «Mi auguro che i ragazzi scolpiscano nelle loro menti la frase di Paolo Borsellino – ha detto il sindaco Sean Wheeler –, perché sono la parte più importante della società e del nostro futuro, e l’insegnamento primario e fondamentale che noi adulti siamo chiamati a dare è quello di far rispettare le leggi e rispettare il prossimo». Poi sono stati gli alunni a ricordare le figure che hanno dato la loro vita per perseguire un’ideale di giustizia, con un monologo sul soggiorno di Falcone e Borsellino all’Asinara, facendo rivivere quell’esperienza che segnò la vita dei due magistrati, e delle emozioni e sogni della giovane poliziotta.

Claudia Loi. «Mia sorella Emanuela era una ragazza radiosa e solare che sognava di diventare maestra: questa tragedia ha cambiato la mia vita e quella della mia famiglia, ma non la convinzione che la legalità sia una virtù che bisogna imparare da piccoli e che ci fa diventare solidali con gli altri. La mafia teme più la scuola della giustizia, come diceva Antonio Caponnetto, e sarebbe bello vivere in una società che non ha bisogno di eroi».

Pietro Grasso.«È bello essere qui in una giornata fatta di memoria e di valori importanti: sono cresciuto attraverso insegnamenti che mirano alla ricerca della legalità, della verità e delle giustizia, e continuo a portarli avanti tutta la vita. Mi muovo dal 1985 sottoscorta, da quando Giovanni Falcone e Paolo Borsellino istruirono il maxi processo, all’Asinara, e gli agenti sono ormai diventati per me una famiglia. Come giudice a latere ho motivato le sentenze con cui si erano erogati oltre 2600 anni di reclusione, compresi 19 ergastoli, e quella volta abbiamo potuto guardare in faccia la mafia».

Lo svelamento del monumento è stato lasciato nelle mani di tre ragazze emozionatissime: una nigeriana, una statunitense e una cinese ma italianissime, e con la mano sul cuore durante l’inno di Mameli. Gli altri alunni hanno raccontato le storie di bambini la cui vita è stata interrotta bruscamente, con brani scelti dal libro di Luigi Ciotti, e hanno rivolto alcune domande al senatore Grasso sulla sua vita di magistrato. Il finale con i piccoli della Primaria che hanno ricordato le figure degli uomini della scorta mettendo a dimora nel plesso scolastico Dessì un albero, anche a memoria di tutte le vittime delle mafie.

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