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Campo nomadi è allarme ma lo sgombero slitta ancora

SASSARI. Si naviga a vista. Tra due ordinanze di sgombero destinate a slittare ancora, almeno a fine anno. Una bomba ecologica e sanitaria deflagrata da mesi, con bambini portati quotidianamente al...

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SASSARI. Si naviga a vista. Tra due ordinanze di sgombero destinate a slittare ancora, almeno a fine anno. Una bomba ecologica e sanitaria deflagrata da mesi, con bambini portati quotidianamente al pronto soccorso per curarsi dai morsi dei topi, tonnellate di immondizia accumulate e infiltrazioni tossiche nelle falde, energia elettrica staccata e acqua che scorre senza sosta dai rubinetti sempre aperti, con una bolletta monstre di 180mila euro da pagare ad Abbanoa che Palazzo Ducale si dovrà ingegnare a saldare. Si naviga a vista perché nonostante «la risoluta volontà di risolvere il problema, in qualsiasi modo, entro il 31 dicembre», soluzioni a portata di mano «in questo momento non ce ne sono».

Parole dell’assessore comunale ai Servizi sociali, che ieri mattina è intervenuto in quinta commissione per riferire sul campo nomadi di Piandanna: 133 persone, di cui 88 minori, due etnie, due ordinanze di sgombero della magistratura, che dal 2018 attendono tra un rinvio e l’altro. L’ultima data fissa lo sgombero per l’area che ospita la comunità bosniaca Korakhanè, di religione musulmana entro il 31 ottobre. Ed entro dicembre per la zona utilizzata dalla comunità serba ortodossa, Dazikhanè.

Non si farà in tempo, anche perché l’avviso per trovare alloggi sfitti da assegnare a canone di mercato alle famiglie ospitate nell’area sosta è andato deserto. E i 545mila euro messi a disposizione dalla Regione rimarranno nel cassetto.

L’unico spiraglio di soluzione, parziale, all’orizzonte, è il rimpatrio volontario di quattro nuclei familiari in Bosnia, 40 persone, 18 adulti e 22 minorenni che torneranno nelle prossime settimane a casa.



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