Pannoloni, crescono le proteste

Le associazioni di malati denunciano ancora disagi. Per la fornitura l’Ats sta spendendo 31 milioni 

SASSARI. Pazienti disabili più soggetti a piaghe, operatori delle case per anziani allarmate, famiglie disperate che protestano, associazioni di invalidi e malati in rivolta. Continua la “guerra” contro i pannoloni e i presidi per l’incontinenza che l’Ats sta fornendo alle persone incontinenti e che è scoppiata con il nuovo regime di consegna domiciliare da parte della Santex, ma meglio sarebbe dire di non consegna, entrato in vigore dai primi giorni del mese di novembre. Una guerra con una fine che non sembra vicina: ogni giorno che passa si aggiungono lamentele e disagi al già lunghissimo elenco di rimostranze contro il servizio. E che la Regione sta cercando di gestire per trovare una soluzione – che non si presenta facile – perché venga eliminato sia il problema dei ritardi e degli errori nella consegna a domicilio, sia quello della qualità di panni e traverse che risulta inferiore alla precedente.

Le associazioni che tutelano gli invalidi stanno già facendo pressione da giorni sulla Regione che ha dato ampia disponibilità, secondo quanto hanno riferito le stesse associazioni, a verificare nei dettagli cosa stia succedendo e cosa non funzioni. Per la fornitura e consegna degli ausili per l’incontinenza « a ridotto impatto ambientale» nei servizi territoriali e negli ospedali di tutta l’isola, Sardegna Cat, il centro regionale di committenza, aveva stipulato convenzioni quadro tra il dicembre del 2018 e gennaio del 2019 con gare d’appalto per tre lotti. Il primo lotto, destinato ad adulti e bambini con consegna a domicilio era stato aggiudicato alla Santex, con sede a Milano, per un importo massimo spendibile di 29 milioni 979mila euro. La stessa Santex si è aggiudicata il secondo lotto per la consegna di panni e traverse per adulti ai centri ospedalieri per un 1 milione 530mila euro. Per il terzo lotto, infine, è stata la Fater spa di Pescara a vincere la gara per la fornitura di presidi a bambini ricoverati per un importo di 147mila euro. Le convenzioni scadranno la prima, a giugno del 2020, le altre due a luglio sempre del 2020. Complessivamente si tratta di una spesa per la sanità regionale, di oltre 31 milioni di euro, quindi.

A fronte di questa somma, i presidi ottenuti non soddisfano i destinatari. I panni si sfilacciano, non assorbono a sufficienza, gli elastici si strappano ed è necessario cambiarli con maggiore frequenza. Non tutti li hanno però ricevuti a domicilio, tanto che le famiglie si stanno accollando le spese di tasca loro per poterli acquistare in farmacia. Le associazioni Progetto Lavor@bile e Basaglia onlus hanno diffuso una nota in cui affermano di aver ricevuto numerose segnalazioni di inefficienza del servizio «ma anche di contatto e di gestione degli aspetti amministrativi richiesti per comunicazioni alla ditta che si occupa della consegna», e di aver perciò informato l’assessorato regionale alla Sanità perché trovi al più presto una soluzione». Stessa denuncia di una situazione caotica è arrivata dal movimento “Donne libere in lotta per il diritto alla salute”. Anche l’Aima (Associazione italiana Malattia di Alzheimer) ha sollecitato nei giorni scorsi la Regione. C’è urgenza, dicono tutte le associazioni, ne va della dignità delle persone.

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