Viveva per il figlioletto, era tutta la sua vita

Mamma giovanissima, abitava da sola col piccolo e guadagnava facendo la baby sitter

SASSARI. Venticinque anni, all’anagrafe Jaclina, ma tutti la conoscevano come Alessia. Perché le origini slave erano rimaste solo nel dna e nella storia familiare, ma lei era nata e vissuta in città e si sentiva sassarese. Suo padre si era trasferito in Sardegna trentacinque anni fa, portando con sè la moglie e alcuni figli, che poi sono diventati sette, tutti perfettamente integrati.

Anche nel profilo Facebook non c’è traccia di Jaclina, ma c’è Alessia, con i capelli fucsia, il brillantino nel naso, e il sorriso di una piccola mamma felice che abbraccia il suo cucciolo di tre anni. Ne avrebbe compiuto quattro proprio tra due giorni, e lei nel suo status gli scrive una dedica: «amore di mamma sei tutta la mia vita». Nelle immagini, sempre abbracciati e sorridenti, un bacio schioccato sulla guancia, sembrano quasi sorella e fratellino, perché Alessia dimostrava meno dei suoi 25 anni.


Vivevano in simbiosi, uno per l’altro, come accade a molte ragazze diventate madri giovanissime, con quella responsabilità di amare una creatura e di crescerla spesso da sola.

Con il padre le cose purtroppo non erano andate bene, non si erano sposati e non vivevano nemmeno insieme. Non è detto nemmeno che adesso il piccolo venga affidato al genitore, o di lui se ne prendano cura i nonni e gli zii.

Alessia lo adorava ed era una mamma premurosa. I bambini le piacevano moltissimo, tanto che come lavoro faceva la baby sitter, occupandosi anche dei tre figli della sorella.

Quella dei Milanovic è una famiglia numerosa e unita. Quando il padre è arrivato in vicolo Marini, avvisato dell’incidente, non è riuscito a reggere l’impatto emotivo. Ha urlato con tutta la forza che aveva, e poi ha perso i sensi.

I vigili urbani hanno cercato di tirarlo su, facendo in modo che non si avvicinasse al corpo della ragazza. «Deve farsi coraggio – gli hanno detto gli agenti – deve essere forte soprattutto per suo nipotino, che avrà bisogno di tanto affetto».

E il capo famiglia per un momento si è sentito solo e disperato, e nemmeno l’abbraccio e le carezze di tutti i figli hanno potuto asciugare le sue lacrime inconsolabili. (lu.so.)

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