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Buoni “deprezzati” Poste dovrà risarcire un cliente

Buoni “deprezzati” Poste dovrà risarcire un cliente

Nel 1988 aveva sottoscritto dei buoni fruttiferi di Poste Italiane, ma quando a settembre dello scorso anno – dopo oltre trent’anni – si è presentato allo sportello di un ufficio postale di Sassari...

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Nel 1988 aveva sottoscritto
dei buoni fruttiferi di Poste Italiane, ma quando a settembre dello scorso anno – dopo oltre trent’anni – si è presentato allo sportello di un ufficio postale di Sassari
per riscuotere il denaro risparmiato, un sessantenne sassarese si è visto proporre un importo diverso da quello calcolato. L’uomo aveva fatto i suoi conti, ma ha scoperto che il buono postale era stato emesso da Poste utilizzando gli stampati di una serie precedente, caratterizzata
da tassi di interessi più alti. I rendimenti erano stati corretti con un timbro contenente i nuovi tassi, apposto sopra
la tabella dei rendimenti riportati a stampa nel modulo. Tale timbro tuttavia si limitava ai primi venti anni, mentre niente modificava o annullava il rendimento del terzo decennio. Davanti alle proteste del sessantenne l’addetto allo sportello non
ha però potuto accontentarlo, così l’uomo a settembre dello scorso anno si rivolto alla Federconsumatori.


Il contenzioso è stato portato davanti all’Arbitro Bancario Finanziario (un organismo della Banca d’Italia) il quale ha accolto il ricorso condannando Poste Italiane a riconoscere al cliente gli interessi dal 21° al 30° anno secondo «l’originario regolamento pattizio» ovvero nel rispetto del maggiore rendimento riportato a stampa nel modulo, oltre alla restituzione della somma di 20 euro versata dal cliente alla segreteria dell’Arbitro Bancario all’atto di presentazione del ricorso.

La Federconsumatori pertanto invita tali detentori a presentarsi ai propri sportelli anche per un preventivo esame dei buoni postali fruttiferi di cui sono titolari.

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