Giallo di Sorso, tutto nato da una fake

Indagine lampo dei carabinieri: il cranio non proviene da uno scavo in corso

SORSO. Sono bastate poche ore agli investigatori per chiudere il cerchio di un giallo che fin dal principio profumava di fake news. Ora però le cose sono più chiare di 24 ore fa, e chi volesse tacciare il ritrovamento di un teschio umano nelle viscere di Sorso come una bufala non sbaglierebbe affatto. Lo hanno accertato i carabinieri guidati dal comandante Alessandro Masala, dopo aver sentito la versione di Antonio Fonsa, il ricercatore indipendente con la passione per l’archeologia, autore di un post su facebook che ha messo in subbuglio la città, e quella di un’altra persona informata sulla vicenda.

Le cose sono andate più o meno così: qualcuno ha postato la foto del teschio sui social, per poi cancellarla poco dopo. Nel frattempo però, come capita nell’era digitale, qualcun altro l’ha scaricata e l’ha inviata dio solo sa a chi. E se le vie dei social sono infinite, immense sono anche le insidie. E così, nel passamano digitale, c’è rimasto incastrato proprio lo studioso sorsense. Ricevuta la segnalazione, infatti, Fonsa è stato tradito dal suo stesso amore per l’archeologia. «La mia posizione è trasparente – racconta il ricercatore – e questa è l’ennesima segnalazione che ho fatto come tante altre, non solo legate all’archeologia ma anche all’ambiente. Ho ricevuto una foto a mezzanotte e mezza e la mattina successiva ho prontamente avvisato i carabinieri. Il mio timore era che i tombaroli trafugassero eventuali reperti». Poco dopo aver avvisato i carabinieri del presunto ritrovamento, infatti, non ha saputo trattenersi dal dare l’annuncio via web. Niente di grave, a parte il fatto che non era stato ritrovato alcun teschio. La bufala è nata in questo modo, con il risultato che per essere certi della cosa mezza città è andata in subbuglio per un pomeriggio. Lo dimostra la trafila di chiamate – tutte intonse di smentite, ovviamente – tra militari, dipendenti, ingegneri e geometri della ditta, amministratori comunali e tecnici della Soprintendenza. Tutti d’accordo col dire che nel cantiere Bulgas tra via Sant’Andrea e via Sardegna non c’era nulla da trafugare. Semplicemente perché quel teschio dalle viscere di Sorso non è mai emerso. «Le forze dell’ordine hanno accertato che non sono io l’autore della foto – conclude Antonio Fonsa – ma l’ho ricevuta da una persona che forse si vergognava di avvisare i carabinieri. E quindi l’ha inviata a me perché io sono punto di riferimento per il mio paese». L’unica cosa ancora poco chiara è l’origine della foto, cioè se si tratti di un fotomontaggio oppure se di una scena reale da qualche altra parte della Sardegna o del mondo. Ma poco importa, la bufala è stata servita.

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