Consorzi strade vicinali buco da 800mila euro

Controllano migliaia di chilometri nell’agro ma il Comune non paga i rimborsi Tensione in Commissione con i presidenti: «Ci è stata negata la parola»

SASSARI. Migliaia di chilometri di strade, che servono 20mila residenti, sparsi nei 5mila ettari di ciò che resta dell’agro cittadino. Strade gestite da 45 consorzi, normati da uno statuto messo in piedi nel 2012 e da allora sempre sul punto di saltare per aria.

È una pietra che rotola quella che rischia di travolgere i controllori delle strade vicinali, enti di diritto pubblico autonomi e indipendenti, obbligatori per legge e responsabili della manutenzione, sistemazione e ricostruzione delle vie di loro competenza. Almeno una decina di loro esistono infatti solo sulla carta (e, peraltro, nel sito del Comune ne risultano solo 39), e un’altra decina o non riunisce più gli organi di governo o non è in regola con la presentazione bilancio. Cosa che complica non poco il cofinanziamento obbligatorio che il Comune si è impegnato a dare per gli interventi di manutenzione e le spese di funzionamento della macchina, che a essere sinceri non si è mai preoccupato troppo di erogare anche quando le cose funzionavano decisamente meglio, con un debito che è lievitato negli anni: 200, poi 400, ora oltre 800mila euro.

L’ultimo pannicello caldo è arrivato qualche settimana fa: 96mila euro stanziati dalla precedente giunta e erogati dall’attuale. Con il vicesindaco che, in una commissione convocata ad hoc, su richiesta delle opposizioni, nei giorni scorsi ha spiegato che nel caos gestionale attuale è difficile trovare soluzioni. Facendo intendere che la maggior parte dei consorzi è gestita in maniera non appropriata, o non è gestita affatto. E annunciando che si sta lavorando per convocare i presidenti e ragionare in dettaglio sugli aspetti specifici di ciascuna realtà, che merita di essere approfonditi singolarmente proprio per la disparità di problematiche legate alle diverse zone territoriali e alle diverse modalità di gestione.

E proprio durante quella commissione è andato in scena l’ultimo di una lunga serie di scontri. Con molti presidenti presenti alla audizione dell’assessore che hanno chiesto, per bocca dell’opposizione, di far intervenire il loro rappresentante, il presidente dell’assemblea dei consorzi Alberto Perrone, per affrontare i temi più caldi e replicare all’assessore. Proposta messa ai voti e bocciata dalla maggioranza. «Siamo stati costretti a mettere in votazione la richiesta poiché la maggioranza civica non ha ritenuto opportuno tale intervento, che a detta dei consiglieri di maggioranza avrebbe creato confusione – attacca Carla Fundoni –. In seguito a tale decisione la maggior parte dei presidenti ha abbandonato la commissione stigmatizzando come atteggiamento poco cortese quello utilizzato dalla maggioranza».

A rincarare la dose ci pensa lo stesso Perrone: «La relazione del vicesindaco era lacunosa. Ha parlato di problemi di funzionamento e bilanci non presentati, vorrei ben vedere visto che il Comune non ha mai dato un euro per le spese di funzionamento dei consorzi. Facciamo volontariato puro, e paghiamo fior di soldi per la manutenzione di strade diventate negli anni pubbliche a tutti gli effetti. Siamo 20mila sassaresi di serie B, che devono pagare per le proprie strade. Lo scandalo però è che il Comune vorrebbe che noi anticipassimo anche la sua quota del 50 per cento. Parliamo di centinaia di migliaia di euro, che non ci sono mai stati restituiti. Avevamo già presentato tutti le dimissioni, per poi congelarle per il cambio a Palazzo Ducale. Ci avevano assicurato che ci avrebbero ascoltati. E invece abbiamo parlato due volte, e ci hanno dato questa “mancetta” di 96mila euro, tagliando per di più i 100mila euro già stanziati dal vecchio assessore. La pazienza è finita. Il Comune trovi una soluzione, o si prenda in carico la gestione di strade che conducono a case e imprese, private ma anche pubbliche. Che entrano nella cinta urbana, dove circolano mezzi pesanti, con enormi rischi. E che 20mila sassaresi sono costretti a prendere sulle loro spalle».

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