Il centro Gena per l’autismo rischia la chiusura

L’accesso ai pazienti bloccato dalla burocrazia: solo un terzo dei posti disponibili sono coperti

SASSARI. Era stato una conquista per l’assistenza agli autistici il Centro residenziale e diurno dell’Opera Gesù Nazareno, l’unico nel Nord Sardegna e il secondo in tutta l’isola con l’A18 Cagliari ad essere accreditato dalla Regione. Ma ora sulla struttura incombe lo spettro della chiusura, dopo appena un anno di attività, e nonostante le liste d’attesa.

L’allarme lo lancia Maria Grazia Pinna che, dopo una vittoriosa battaglia legale contro l’Ats, aveva ottenuto l’inserimento del figlio Antonio alla Gena. Unica istituzione dove il ragazzo, conclusa la scuola e ormai maggiorenne, avrebbe potuto intraprendere un percorso di autonomia. «Se il Centro per l’autismo dovesse interrompere l’attività sarebbe un danno enorme non solo per Antonio, ma per tutti gli altri pazienti come lui che finalmente hanno un punto di riferimento e ricevono prestazioni adatte alle loro necessità migliorando così le loro capacità a tutti i livelli – afferma la madre del ragazzo –. È urgente che l’Azienda tutela della salute trovi soluzioni per scongiurare il rischio di una chiusura che sarebbe devastante».

Cosa è successo? Il motivo lo spiega, confermando l’emergenza, il direttore generale dell’istituto di Valle Gardona, Michele Marras: «Il servizio è di nuova attivazione non solo a Sassari, ma in tutta la Sardegna, e mancando linee guida e prassi consolidate, i Dipartimenti di salute mentale, a cui i Centri per l’autismo devono fare obbligatoriamente riferimento, si sono ritrovati a dover sciogliere una serie di problemi sulle procedure di presa in carico da adottare e sulle modalità d’invio dei pazienti al servizio».

In precedenza, infatti, la trafila era questa: un paziente con disturbi dello spettro autistico, per accedere alle prestazioni della Gena, doveva fare riferimento solo alla struttura di Riabilitazione territoriale sociosanitaria, tramite le Unità di valutazione dei distretti sanitari che provvedevano all’inserimento o a collocarlo nella lista d’attesa. Sembra paradossale, ma di questa lista d’attesa i Dipartimenti di salute mentale non erano a conoscenza. «Per risolvere l’impasse che si è creata a Sassari – spiega Michele Marras – d’accordo con i referenti del Dipartimento di salute mentale si è deciso che il trattamento dei pazienti nel nostro centro fosse preceduto, nel caso fossero maggiorenni, da una presa in carico da parte dello stesso Dipartimento, o dalla Neuropsichiatria infantile se minorenni attraverso un progetto a loro carico».

Ma, nonostante la collaborazione la volontà di risolvere tutte le difficoltà burocratiche, i tempi non si sono accorciati. Il risultato è che la lista d’attesa non è stata smaltita. «Come Opera Gesù Nazareno abbiamo fatto un investimento importante assumendo personale per adempiere al contratto con l’Ats, stipulato, dopo una richiesta di autorizzazione che risale al 21015, nell’aprile dello scorso anno – afferma il direttore Marras –. Il piano terapeutico prevede, infatti, una trentina di attività riabilitative a seconda delle esigenze dei singoli che noi abbiamo predisposto. La Regione ci ha messo a disposizione 400mila euro, ma di questa somma ne abbiamo utilizzato solo 150mila perché, appunto i pazienti che si prevedeva potessero avere accesso poi non sono arrivati»

Basti pensare che il Centro può accogliere 12 pazienti in regime residenziale e 9 in regime diurno (ma in realtà si possono coprire fino a 18 posti durante la settimana, perché un ospite può decidere di accedere solo per alcuni giorni). Al momento invece sono appena cinque a essere fissi, e due a frequentare settimanalmente. Una situazione assurda che aspetta uno sblocco.

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