Manca il presidente, in arrivo il commissario

Il grande lavoro del Comitato direttivo che ha concluso il proprio mandato. Tesoro da 11 milioni di euro

SASSARI. Il Comitato direttivo del Parco nazionale dell’Asinara si avvia a concludere il proprio mandato. Ancora non è arrivata la nomina del presidente che manca ormai da anni (in virtù di una mancata intesa tra la Regione e il ministero dell’Ambiente), per cui tra pochi giorni il ministro Sergio Costa dovrebbe nominare un commissario che - si spera per poco - dovrà gestire la fase di passaggio. «In questi casi – afferma Antonio Diana – la cosa fondamentale è la continuità, evitare brusche pause e ancora di più l’interruzione dei progetti già avviati. Siamo fiduciosi che il ministro possa scegliere una figura adeguata e di responsabilità».

Diana manifesta ottimismo, perchè «si stanno raccogliendo i frutti di un lungo lavoro». Ed elogia l’impegno e la professionalità del consiglio direttivo che lo ha accompagnato nel difficile ruolo di amministratore del Parco. «L’ho fatto pensando l’Asinara come una città, un comune – dice – e mi ha aiutato avere al mio fianco sindaci ed ex amministratori quasi tutti con importanti esperienze di amministrazione pubblica. Siamo riusciti a promuovere il dialogo e a lavorare ricercando intese con tutti. Ci siamo riusciti ed è motivo di vanto, perchè non era facile».

Diana illustra tra i risultati del comitato direttivo il Piano del Parco (che era vecchio di 10 anni) e i Piani particolareggiati di Cala d’Oliva e Cala Reale. «Abbiamo creato il “Marchio del Parco” del quale si possono avvalere tutti coloro che lavorano seriamente e nell’interesse dello sviluppo del territorio, e ovviamente rispettano il disciplinare che è stato redatto».

Asinara non solo mare ma anche terra. «Ogni anno si spendono circa 600mila euro per portare via dall’isola animali in esubero, soprattutto capre, cinghiali e cavalli. E allora perchè non riattivare le aziende agricole e gli allevamenti, creare “ovili moderni”, sviluppare produzioni e occupazionale nel territorio del Parco? Si può fare, non bisogna essere degli scienziati per capirlo». Infine la storia, quella della guerra e del carcere: «Più di 100 anni non si cancellano – conclude Gazale – abbiamo fatto un sopralluogo con il Soprintendente regionale, c’è tanto da recuperare e valorizzare, da custodire con cura. Penso agli archivi, a quello che è rimasto di monumenti e strutture, lettighe, la stufa Giannoli. Ci vuole solo un po’ più di serenità e di coraggio. E siamo sulla buona strada». (g.b.)

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