Castelsardo, minacce di morte sui social per un fidanzato conteso

Cinque trentenni di Castelsardo condannate per frasi violente su Facebook. La mamma della vittima aveva creato un profilo falso per difendere la figlia

SASSARI. Quando dopo una valanga di insulti, che avrebbero fatto arrossire anche un camionista esperto, si è passati alle minacce pesanti, la mamma di una ragazza di Castelsardo - presa di mira su facebook da un gruppo di ex amiche e compaesane, per via di un fidanzato conteso - si è calata nei panni di un investigatore privato. Con un profilo falso la donna è riuscita prima a difendere la figlia dalle aggressioni verbali sul social network e poi a far finire davanti a un giudice chi aveva giurato che l’avrebbe «messa sotto con la macchina».

Qualche giorno fa cinque ragazze di Castelsardo, di età compresa tra i 27 e i 29 anni, sono state condannate dal giudice di pace Maria Antonietta Re alla pena di 51 euro di multa ciascuna, oltre al pagamento delle spese processuali.


Tutte e cinque, difese dall’avvocato Luca D’Alò, erano accusate di minacce nei confronti di una coetanea che era stata costretta a trasferirsi a Sassari. Il giudice le ha condannate inoltre al risarcimento dei danni causati alla persona offesa da liquidarsi in separato giudizio.

Era iniziato tutto qualche anno fa per un ragazzo conteso e l’ira funesta della cinque imputate a cui la giovane avrebbe sottratto l’osso si era manifestata pubblicamente sulla pagina facebook “Castellanesi doc”, un gruppo seguito da centinaia di persone.

Dagli insulti, la maggior parte dei quali conditi da pesanti riferimenti sessuali, si era passati alle minacce. «Non ti conviene uscire di casa – era arrivata a scrivere una delle imputate su facebook – perché ti metto sotto con la macchina, tu a me non mi conosci». Preoccupata per la brutta piega che aveva preso la vicenda in paese, la madre della vittima, assistita dall’avvocato Giuseppe Lepori, aveva deciso di correre in soccorso della figlia creando un profilo falso con il quale aveva iniziato a tenere d’occhio le cinque ragazze finite sotto processo. «Guardati le spalle – aveva scritto sul social network una delle imputate – chi ti femmu passà la gana di fa la toga da li ciaffi chi ti doggu (che ti facciamo passare la voglia di fare la simpatica dagli schiaffi che ti do), fai la b.....a che è quello che sai fare bene».

Con il nome falso di Marco Armandi la mamma della giovane bullizzata dalle ex amiche aveva provato a tenere testa al branco. Ma in poco tempo le cinque imputate avevano capito di trovarsi davanti a un profilo falso e le offese erano diventate ancora più pesanti. «Mi farò anche la galera – aveva scritto una delle cinque – mi denunci la madre, ma io la pesto forte. Io la brucio cazz – aveva aggiunto un’altra, li lampu la benzina e la pongu foggu (le butto sopra la benzina e le metto fuoco)». Mamma e figlia a quel punto avevano deciso di rivolgersi ai carabinieri. Per i militari era stato semplice risalire alle responsabili. Insulti e minacce infatti erano rimaste impresse nella pagina facebook seguita da tutto il paese. E le cinque ex amiche della vittima avevano utilizzato i profili personali, con nomi reali e foto del profilo associate. Ai carabinieri era bastato convocarle in caserma per identificarle e abbinare i nomi di ognuna ai profili da cui erano stati commessi i reati. Alla fine si è arrivati al processo e ora a una condanna penale che – per quanto sia quasi simbolica – dovrebbe servire da monito per chi è convinto che sui social network si possa insultare e minacciare chiunque senza incorrere in una denuncia.

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