La traccia di Dna prova regina dell’inchiesta

Una delle prove chiave del processo è il Dna. Tracce biologiche furono rinvenute su un indumento che fu recuperato vicino al luogo dell’omicidio e che, secondo il pm Giovanni Porcheddu, fu perso dal...

Una delle prove chiave del processo è il Dna. Tracce biologiche furono rinvenute su un indumento che fu recuperato vicino al luogo dell’omicidio e che, secondo il pm Giovanni Porcheddu, fu perso dal killer durante la fuga. Si tratta del pantalone di una tuta che sarebbe stato usato per avvolgere il fucile. Le tracce si trovavano su un laccio che, sempre secondo la ricostruzione della Procura, fu utilizzato per chiudere l’estremità del pantalone. Il

Dna risultò compatibile con quello di Unali (nella foto).

Il pantalone fu ritrovato poche ore dopo il delitto dai carabinieri che stavano eseguendo un sopralluogo per ricostruire la via di fuga dell’assassino del giovane operaio.

Ma la difesa a questo proposito aveva aggiunto che all’interno del pantalone era stato trovato anche il Dna di un’altra persona, al momento ignota. E questo particolare, a parere dell’avvocato Pietro Diaz, avrebbe dovuto far vacillare le certezze degli investigatori.

La Procura fin da subito ha considerato questo dettaglio irrilevante dal momento che la tuta poteva benissimo appartenere ad altri e in tal caso era ovvio che ci fosse un

Dna differente.

Ciò che invece per il pm è determinante è chi ha stretto quel laccio per realizzare la custodia dell’arma. E su quel laccio c’era il Dna dell’imputato.

Su questo tema c’era stato in aula uno scontro tra consulenti di accusa e difesa. (na.co.)

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