il processo
Minacce col fucile da sub condannato un 40enne
di Nadia Cossu
SASSARI. Due mesi di reclusione per aver minacciato con un fucile da pesca il buttafuori di un noto locale notturno con il quale poco prima aveva avuto una lite poi sfociata in una colluttazione....
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SASSARI. Due mesi di reclusione per aver minacciato con un fucile da pesca il buttafuori di un noto locale notturno con il quale poco prima aveva avuto una lite poi sfociata in una colluttazione.
Gabriele Masu, algherese di 40 anni, è stato condannato dal giudice Caterina Serra per quell’episodio che risale a maggio del 2014. L’imputato è stato invece assolto dall’altro reato che gli era stato contestato: violenza privata. Masu era infatti accusato di essersi presentato nel locale con il fucile armato di fiocina costringendo il buttafuori e altri avventori a rinchiudersi dentro un bagno per sfuggire alle sue minacce.
Nel processo che si è concluso alcuni giorni fa nel tribunale di via Roma, l’avvocato difensore Patrizia Marcori ha chiesto l’assoluzione per il suo assistito ricordando che proprio la parte offesa aveva espresso la volontà di rimettere la querela. Ma il giudice, tenendo conto del fatto che le minacce erano state rivolte utilizzando un’arma, ha condannato l’imputato. Lo ha invece assolto dalla violenza privata «perché il fatto non sussiste». Nessuna conferma era infatti arrivata in merito alla circostanza degli avventori costretti a chiudersi dentro il bagno.
Quella sera di maggio di sei anni fa Gabriele Masu e il buttafuori avevano avuto un brutto diverbio, poi erano anche passati alle mani (fatto per il quale si procede separatamente). Il pubblico ministero nella citazione a giudizio ricostruisce le minacce pesanti che l’imputato avrebbe rivolto al dipendente del locale notturno. Dopo l’alterco, infatti, Masu si era allontanato per tornare più tardi armato di un fucile da pesca. E a quel punto avrebbe urlato contro il buttafuori: «Ti ammazzo, vado a casa e prendo la pistola, tu mi hai riempito di cazzotti, io ti riempio di piombo». Frasi che gli sono valse la condanna a due mesi di reclusione più il pagamento delle spese processuali.
Gabriele Masu, algherese di 40 anni, è stato condannato dal giudice Caterina Serra per quell’episodio che risale a maggio del 2014. L’imputato è stato invece assolto dall’altro reato che gli era stato contestato: violenza privata. Masu era infatti accusato di essersi presentato nel locale con il fucile armato di fiocina costringendo il buttafuori e altri avventori a rinchiudersi dentro un bagno per sfuggire alle sue minacce.
Nel processo che si è concluso alcuni giorni fa nel tribunale di via Roma, l’avvocato difensore Patrizia Marcori ha chiesto l’assoluzione per il suo assistito ricordando che proprio la parte offesa aveva espresso la volontà di rimettere la querela. Ma il giudice, tenendo conto del fatto che le minacce erano state rivolte utilizzando un’arma, ha condannato l’imputato. Lo ha invece assolto dalla violenza privata «perché il fatto non sussiste». Nessuna conferma era infatti arrivata in merito alla circostanza degli avventori costretti a chiudersi dentro il bagno.
Quella sera di maggio di sei anni fa Gabriele Masu e il buttafuori avevano avuto un brutto diverbio, poi erano anche passati alle mani (fatto per il quale si procede separatamente). Il pubblico ministero nella citazione a giudizio ricostruisce le minacce pesanti che l’imputato avrebbe rivolto al dipendente del locale notturno. Dopo l’alterco, infatti, Masu si era allontanato per tornare più tardi armato di un fucile da pesca. E a quel punto avrebbe urlato contro il buttafuori: «Ti ammazzo, vado a casa e prendo la pistola, tu mi hai riempito di cazzotti, io ti riempio di piombo». Frasi che gli sono valse la condanna a due mesi di reclusione più il pagamento delle spese processuali.
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