«Salute mentale, a rischio cure e posti di lavoro»
di Giovanni Bua
Sindacati sul piede di guerra dopo il trasferimento in Ogliastra di 13 pazienti «Mancano organici e strutture, Nieddu e Steri devono dare delle risposte»
3 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. Nuova bufera sulla malconcia Sanità sassarese, che non sembra in grado di rialzarsi dal ciclone Covid. A finire nel mirino dei sindacati, ormai apertamente sul piede di guerra, è questa volta il dipartimento di Salute mentale, nell’occhio del ciclone dopo la decisione di chiudere una delle tre comunità protette sassaresi con conseguente trasferimento di 13 ospiti in Ogliastra. Punta di un iceberg, che affonda tra drammatiche carenze di organico, e di strutture. E investe sia i pazienti e le loro famiglie, che la novantina di lavoratrici e lavoratori, dipendenti della cooperativa che ha in appalto le tre strutture socio riabilitative (Gli Ulivi, Le Ginestre, I Mandorli) per soggetti con disagio mentale del dipartimento.
Proprio loro si sono riuniti in una infuocata assemblea, al termine del quale è venuta fuori una richiesta di incontro urgente con l’assessore regionale alla Sanità Mario Nieddu e con il Commissario Straordinario di Ats Sardegna Giorgio Steri, firmata da Toto Terrosu, Antonio Monni e Dario Cuccuru di Cgil Fp, Cisl Fp e Uil Fpl .
All’origine dell’assemblea «la decisione non si sa di chi – attaccano i sindacati – di chiudere una delle tre strutture, resasi necessaria, almeno così ci viene detto, poiché non a norma. Fatto che, come ovvio che sia, ha suscitato sgomento e forte preoccupazione in ordine a due fattori: il primo legato alla tenuta occupazionale e salariale dei posti di lavoro, l'altro, il trasferimento immediato dei pazienti che vi soggiornavano in strutture del territorio Ogliastrino».
«Il personale – continuano i sindacati – è comprensibilmente preoccupato, ma anche amareggiato poiché assai discutibile è stata la manovra con la quale si è disposto ed agito in tal senso. Intanto parrebbe che prima di chiudere la struttura ci sia stato una sorta di blitz senza alcuna informativa ai responsabili della cooperativa, ne tantomeno al personale. E questo con tutta onestà ci lascia molto perplessi. Di contro e al fine di una maggiore garanzia della continuità delle attività di assistenza e riabilitazione, ci siamo chiesti perché ad esempio non trovare strutture e/o spazi nel territorio sassarese per ospitare temporaneamente i pazienti, così da assicurargli continuità nell'ambito dei progetti assistenziali attraverso l’utilizzo delle medesime professionalità».
«Ritenendo molto contestabile tutta la vicenda – attaccano Cgil, Cisl e Uil – a salvaguardia e tutela dei 95 posti di lavoro che da oltre un ventennio garantiscono assistenza e cura alle persone con patologie mentali, nonché a tutela dei pazienti che - a nostro avviso - sono stati trattati come dei pacchi postali in barba a quelli che sono i percorsi riabilitativi, vi chiediamo la convocazione urgente di un incontro al fine di conoscere quali prospettive e soprattutto quali misure intendiate adottare allo scopo di bloccare sul nascere l'ennesima crisi aziendale e/o un’ulteriore disservizio verso una tipologia di utenza che, data la sua particolare fragilità, meriterebbe un’attenzione diversa da quella oggetto della presente».
Una situazione quella di Rizzeddu che denuncia una debolezza sistemica, ben raccontata dai numeri: a fronte di una popolazione di circa 330 mila abitanti nei distretti di Sassari, Alghero ed Ozieri gli standard minimi di assistenza prevedono un organico di 16 psicologi e 11 assistenti sociali. Nella realtà le figure professionali sono rispettivamente 5 e 4, a cui aggiungere la carenza di psichiatri, infermieri, educatori e Oss.
«In questo contesto – denunciano i sindacati – dove i rapporti di lavoro sono privati, la minaccia dei licenziamenti o la riduzione delle ore contrattuali è dietro l’angolo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Proprio loro si sono riuniti in una infuocata assemblea, al termine del quale è venuta fuori una richiesta di incontro urgente con l’assessore regionale alla Sanità Mario Nieddu e con il Commissario Straordinario di Ats Sardegna Giorgio Steri, firmata da Toto Terrosu, Antonio Monni e Dario Cuccuru di Cgil Fp, Cisl Fp e Uil Fpl .
All’origine dell’assemblea «la decisione non si sa di chi – attaccano i sindacati – di chiudere una delle tre strutture, resasi necessaria, almeno così ci viene detto, poiché non a norma. Fatto che, come ovvio che sia, ha suscitato sgomento e forte preoccupazione in ordine a due fattori: il primo legato alla tenuta occupazionale e salariale dei posti di lavoro, l'altro, il trasferimento immediato dei pazienti che vi soggiornavano in strutture del territorio Ogliastrino».
«Il personale – continuano i sindacati – è comprensibilmente preoccupato, ma anche amareggiato poiché assai discutibile è stata la manovra con la quale si è disposto ed agito in tal senso. Intanto parrebbe che prima di chiudere la struttura ci sia stato una sorta di blitz senza alcuna informativa ai responsabili della cooperativa, ne tantomeno al personale. E questo con tutta onestà ci lascia molto perplessi. Di contro e al fine di una maggiore garanzia della continuità delle attività di assistenza e riabilitazione, ci siamo chiesti perché ad esempio non trovare strutture e/o spazi nel territorio sassarese per ospitare temporaneamente i pazienti, così da assicurargli continuità nell'ambito dei progetti assistenziali attraverso l’utilizzo delle medesime professionalità».
«Ritenendo molto contestabile tutta la vicenda – attaccano Cgil, Cisl e Uil – a salvaguardia e tutela dei 95 posti di lavoro che da oltre un ventennio garantiscono assistenza e cura alle persone con patologie mentali, nonché a tutela dei pazienti che - a nostro avviso - sono stati trattati come dei pacchi postali in barba a quelli che sono i percorsi riabilitativi, vi chiediamo la convocazione urgente di un incontro al fine di conoscere quali prospettive e soprattutto quali misure intendiate adottare allo scopo di bloccare sul nascere l'ennesima crisi aziendale e/o un’ulteriore disservizio verso una tipologia di utenza che, data la sua particolare fragilità, meriterebbe un’attenzione diversa da quella oggetto della presente».
Una situazione quella di Rizzeddu che denuncia una debolezza sistemica, ben raccontata dai numeri: a fronte di una popolazione di circa 330 mila abitanti nei distretti di Sassari, Alghero ed Ozieri gli standard minimi di assistenza prevedono un organico di 16 psicologi e 11 assistenti sociali. Nella realtà le figure professionali sono rispettivamente 5 e 4, a cui aggiungere la carenza di psichiatri, infermieri, educatori e Oss.
«In questo contesto – denunciano i sindacati – dove i rapporti di lavoro sono privati, la minaccia dei licenziamenti o la riduzione delle ore contrattuali è dietro l’angolo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
