Zdenka, Fadda accusato di tortura

Il delitto di Sorso, il pm: l’imputato fece assistere le bimbe all’uccisione e all’agonia della loro madre

SASSARI. L’aver fatto assistere due bambine di undici anni all’uccisione della propria madre, sottoponendole in questo modo a un pesante stress psicologico, per il sostituto procuratore di Sassari Paolo Piras corrisponderebbe a quello che il codice penale qualifica come reato di tortura (articolo 613 bis).

Nella richiesta di giudizio immediato per l’omicidio della quarantenne ceca Zdenka Krejcikova, avvenuto lo scorso 15 febbraio in un bar di Sorso, il pm contesta all’imputato (compagno della vittima) Francesco Baingio Douglas Fadda anche questo ulteriore reato che si aggiunge a quelli di omicidio volontario premeditato, sequestro di persona, porto di coltello, resistenza a pubblico ufficiale. Il gip Michele Contini ha accolto la richiesta della Procura e ha fissato per il 26 ottobre la prima udienza del processo davanti alla corte d’assise di Sassari.

Erano circa le 20.30 del 15 febbraio quando Zdenka era entrata nel locale sotto casa, il “British bar”, a Sorso. Teneva in braccio una delle due gemelle, con problemi fisici, e in preda al terrore – o forse per non farsi sentire dall’uomo dal quale si sentiva minacciata – era solo riuscita a dire sottovoce: «Aiutatemi». Una richiesta appena sussurrata. Ma subito dopo erano state le grida disperate della piccola a richiamare l’attenzione dei pochi avventori presenti: “Aiutate mia madre, aiutate mia madre!”. Poi era entrato lui, Fadda, con un coltello in mano.

La donna, arrivata all’altezza del bancone, era scivolata ed era caduta a terra insieme alla bambina che teneva in braccio. E in quel momento Fadda si sarebbe inchinato e le avrebbe sferrato la coltellata, poi avrebbe fatto cadere l’arma a terra e sarebbe uscito per tornare poco dopo con una Bmw bianca. Aveva lasciato l’auto con il motore acceso ed era rientrato nel locale, aveva preso in braccio la donna ferita, l’aveva sistemata in macchina ed era rientrato una seconda volta per prendere la bambina malata e mettere anche lei dentro l’auto, mentre l’altra gemella lo aveva seguito. A quel punto si era allontanato a tutta velocità verso Ossi. Qui, a casa di un conoscente di vecchia data, aveva abbandonato la donna. Quando la guardia medica, chiamata dal proprietario dell’abitazione, era entrata in casa, aveva trovato Fadda inginocchiato che teneva in braccio la compagna. Alla vista del medico aveva preso le bambine ed era fuggito in auto.

Le figlie di Zdenka, come ricorda il pm Paolo Piras, «affidate alla sua vigilanza sono state costrette ad assistere all’omicidio della loro madre», Fadda le avrebbe «allontanate a bordo di un’autovettura dal luogo dell’omicidio insieme alla loro madre in agonia mortale. Alla quale agonia – aggiunge il sostituto procuratore – le minori assistevano. E privandole di sostegno tecnico psicologico post tragedia cagionava a una delle due un disturbo da stress post traumatico in bambina esposta a violenza assistita e all’altra un trauma complesso con sentimento di terrore e angoscia di morte, agendo con crudeltà, per le condotte che hanno determinato sofferenze aggiuntive rispetto alla perdita della madre e hanno espresso un atteggiamento interiore specialmente riprovevole».

Poi la fuga e il tentativo di speronare l’auto dei carabinieri che per tutta la notte lo hanno cercato a Sassari e nel circondario.

Il 26 ottobre Fadda si presenterà davanti ai giudici assistito dal suo avvocato difensore Lorenzo Galisai.

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