«I “letti d’appoggio” non siano la prassi»

I sindacati si oppongono al progetto sperimentale dell’Aou per la gestione strutturata dei ricoveri fuori reparto

SASSARI. Il progressivo tagli dei posti letto, soprattutto in area internistica, ha portato delle inevitabili conseguenze: soprattutto nei mesi invernali c’è una carenza di posti in area medica, e il Pronto soccorso, quando deve disporre i ricoveri, è costretto a optare per i così detti “fuori reparto”. In sostanza il paziente, quando non ci sono disponibilità nel reparto di competenza, viene ospitato in un altro reparto che può offrire un letto d’appoggio. La gestione clinica è in carico ai medici del reparto saturo, l’assistenza infermieristica invece spetta al reparto di accoglienza. Si tratta però di una distorsione del sistema sanitario, ormai trasformata in prassi e con proporzioni insostenibili, che mette a serio rischio la qualità delle cure. L’Aou cerca di razionalizzare e ottimizzare la gestione dei ricoveri fuori reparto, e vorrebbe mettere in campo un progetto sperimentale della durata di tre mesi, che parte ora e termina a dicembre. E arruola un “Team Appoggi” costituito da un’equipe di 6 dirigenti medici che fanno parte delle varie unità operative internistiche, in grado di coprire l’intero arco della giornata. Il progetto, però non convince affatto le organizzazioni sindacali Anaao Assomed, Aaroi-Emac, Anpo-Ascoti-Fials Cgil medici, Fassid-Simet e la Fesmed, che individuano un problema: «Con questo progetto non si fa altro che strutturare la “grave prassi dei letti in appoggio”». Dopodiché i sindacati passano ai raggi x il progetto e sottolineano una serie di criticità: «Di fatto la dislocazione di pazienti ricoverati per motivi urgenti in reparti “in appoggio” non tiene conto di una serie di variabili che pongono in primo luogo i pazienti in situazione di rischio e il personale sanitario, medici infermieri in primis, in condizioni di non poter operare al meglio. In sintesi i ricoveri fuori reparto espongono (per stessa ammissione dei proponenti il progetto) i pazienti al prolungamento della degenza. Ad un aumento di mortalità e riammissioni entro 30 giorni. Alla riduzione del grado di soddisfazione di pazienti e operatori con timori reciproci circa qualità e sicurezza delle cure. A un maggior numero di chiamate del sistema di soccorso intra-ospedaliero. Al ritardo della chirurgia di elezione». Non basta: «La gestione infermieristica nei reparti in appoggio, non potrà essere la stessa rispetto a quella prestata dal personale formato nei reparti specialistici dedicati (ovviamente l’infermiere dedicato e formato in reparto di medicina interna o d’urgenza ha competenze differenti rispetto all’infermiere operante in reparto di ortopedia o in altro reparto chirurgico)». In più, secondo i sindacati, il numero di medici, limitato in tutti i Reparti coinvolti, porterebbe ad un aumento dei turni già gravosi, con sottrazione di risorse umane dai medesimi reparti già in sofferenza con riduzione dei servizi offerti messi ulteriormente in crisi dalla recente epidemia Covid-19. «Pertanto tale progetto che formalizza il ricorso a prassi che andrebbero fortemente limitate migliorando la necessaria ricettività dei reparti internistici, al contrario aggiungerebbe un ulteriore aggravio del sistema dell’emergenza medica intraospedaliera, compresa quella del plesso San Pietro, a carico del personale intensivo». La valutazione del progetto, in sintesi, è questa: «Riteniamo le soluzioni proposte alla scarsità dei posti letto per acuti nei reparti internistici non solo non consona, ma addirittura peggiorativa della situazione già precaria che riguarda medici e operatori sanitari. Auspichiamo una riforma strutturale, attraverso i dovuti passaggi istituzionali anche presso la Regione, che possa rendere i servizi dei reparti dell’Aou funzionali e confacenti alle richieste di salute e non una strutturazione dello stato di precarietà nella quale da troppo tempo si trovano». (lu.so.)



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