«Inutilizzati 10 posti letto al Segni»

Il sindaco protesta: Sardegna in emergenza, terapia intensiva ferma a Ozieri

OZIERI. Un’isola in piena emergenza sanitaria e dieci posti letto inutilizzati nell’ospedale Segni di Ozieri per terapia intensiva, semi intensiva e area critica. È questo uno dei nodi da sciogliere per tentare di mettere almeno una pezza alla problematica situazione degli ospedali sardi che, con il riacutizzarsi dell’emergenza Covid, vedono le terapie intensive degli ospedali giunte quasi alla saturazione. Il reparto, attrezzato in piena emergenza - anche grazie alle numerose donazioni private e agli stanziamenti pubblici ad hoc - e reso effettivamente utilizzabile da una delibera della giunta regionale emanata a maggio, sarebbe pronto a funzionare, sia come punto Covid sia anche per ospitare degenti non infettati dal virus.

Cosa si vuol fare, allora? È la domanda che pone il sindaco di Ozieri Marco Murgia, che davanti alla grande emergenza chiede come mai ancora l’ospedale di Ozieri non sia stato preso in considerazione. «Grazie al grande lavoro fatto nei mesi primaverili – dice il primo cittadino di Ozieri – nel Segni è stato allestito un punto urgenze che attualmente consta di quattro posti letto di terapia intensiva, tre di semi intensiva e altri tre della cosiddetta area critica. Il risultato di un grande sforzo collettivo, che oltre alla Regione e all’Ats ha visto in campo numerosi privati e associazioni che con le loro donazioni hanno consentito l’acquisto di apparecchiature. Quello che manca - prosegue il sindaco Murgia - e uno specialista in anestesia, perché per il resto anche gli organici sono a posto».

Che cosa manca allora? È la domanda che si fa il primo cittadino di Ozieri, ma non solo lui. In altri ospedali, per questa specialità, le carenze di organico sono maggiori, mentre l’ospedale di Ozieri è praticamente pronto. E l’attivazione di quei dieci posti letto - Covid o non Covid che siano - garantirebbe la giusta assistenza al vasto territorio e liberebbe spazi negli ospedali delle città. Ma il nodo cruciale, che caratterizza la Sardegna e non solo, è sempre lo stesso: la carenza di personale, che mai come in questo momento storico sta diventando non solo endemico ma dirimente. (b.m.)

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